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Passo a KDE4 …ma voi non imitatemi ;)

Ok, non è nemmeno stato rilasciato in una versione beta realmente usabile.

Non è completo o per niente stabile, è ancora di una lentezza disarmante, manca un vero menu e uno stile finale, gli effetti desktop non sono convincenti, tutto quello che volete ma…


Fatto sta che KDE, con questa ormai prossima versione 4, le premesse per diventare il mio desktop le possiede tutte. Nella mia Ubuntu Gutsy di test sono passato ormai da parecchi giorni a KDE (proprio dal cliccatissimo “KDE 4 appena compilato…”) e non ho assolutamente tempo e voglia di usare niente altro.

Le ho provate tutte…

Americane, Francesi, Tedesche, leggere, pesanti… Proprio come per le patatine, anche io posso dire di averle provate tutte, come sicuramente molti di voi che adesso leggerete dei miei salti tra diverse distribuzioni e interfacce.

Sono sicuro che parecchi si riconosceranno in alcune fasi della mia “carriera” da pinguino alla ricerca del sistema operativo perfetto per l’utilizzo desktop che ne faccio io (e che ne fa il 90% degli utenti di PC in tutto il mondo, immagino).

Vado ad esporre questa “carriera” in un brevissimo post. Ho voluto impreziosire la mia testimonianza allegando alcune schermate di “come eravamo”. O almeno “come ero” io :)

L’inizio con GNOME

Tutto è cominciato con uno scalcinato inizio: GNOME 1.4 su una Slackware – il mio impatto con GNU/Linux è stato il migliore possibile! Peccato non avere mie schermate di GNOME di quel periodo.


cfr “Nostalgia: una mia vecchia schermata di KDE1

Ho avuto un periodo di assestamento con KDE in varie distro come Slackware (ritratta con KDE 1 nella schermata qui sopra), Mandrake, Red Hat, e molte distribuzioni minori e/o sconosciute.

Il periodo eclettico

Finalmente riuscito a passare stabilmente a Debian (potato) grazie anche a KDE 2, che fu un vero salto di qualità, cominciò a prendermi una curiosità morbosa nei confronti di tutto ciò che gestisse finestre.


Enlightenment 0.16 su Debian. Il browser è Galeon

Ho amato AfterStep, Window Maker, Enlightenment, XFCE, Blackbox, Fluxbox, Waimea e i tanti altri cloni, e perfino qualche gestore di finestre “semigrafico” e qualche progetto astruso come Twin, un WM in ncurses con tanto di login manager.


Fluxbox con il mio style “AlmostX”. Mi piaceva molto

Ovviamente in questo periodo ho anche scoperto Debian Sid (unstable), e non me ne sono più staccato. In un certo senso uso Sid anche adesso, sottoforma di Ubuntu :)

Il passaggio a KDE

Ho usato qualche versione iniziale di KDE3 quando ho cominciato a sfruttare il computer per preparare i miei documenti di lavoro, oltre che come semplice elettrodomestico multimediale. Mi serviva un ambiente completo e affidabile e la scelta – all’epoca – era obbligata.


Un desktop KDE3 abbastanza standard, con lo stile “Keramik” (abbastanza orrendo)

KDE: per l’abbondanza di applicazioni fatte veramente bene, per la comunità molto attiva e accogliente, per l’infinita flessibilità, per la stabilità e la reattività del desktop…


Un KDE3 personalizzato e con un controllo “SuperKaramba” (a destra). Notare “amaroK”

Poi ho cominciato a notare le limitazioni di alcuni che sembravano dei punti a favore: l’eccessiva abbondanza di applicazioni che facevano tutte la stessa identica cosa, la latente mancanza di personalità dell’intero ambiente, mascherata da flessibilità, l’eccessivo “affollamento” delle interfacce… vecchia storia.

Il ritorno a GNOME

Con l’uscita di Ubuntu 4.10 “Warty Warthog” è cambiato tutto. Finalmente c’era uno GNOME 2 (era il 2.8, per l’esattezza) realmente utilizzabile nella vita reale.


Ubuntu 4.10 “Warty Warthog” con uno GNOME 2.8 un po’ personalizzato. Minimalismo allo stato puro

Project Utopia permetteva di avere una migliore integrazione con l’hardware (ci credereste che pochi anni fa una “penna” USB rappresentava un problema per il pinguino?), il desktop aveva finalmente raggiunto un compromesso accettabile tra cura del dettaglio, pulizia, semplicità e funzionalità.

Il confronto tra GNOME >=2.8 e KDE 3.* lasciava il secondo completamente a terra per la scarsa ergonomia e una certa mancanza di “professionalità”.


Ubuntu 5.04 “Hoary Hedgehog” con GNOME 2.10. L’espressione “leccare lo schermo” l’ho coniata per questa immagine :D

Ho passato gli ultimi anni in compagnia di alcune splendide versioni di GNOME: 2.8, 2.10, 2.12, 2.14, 2.16, 2.18, 2.20… mi va proprio di elencarle tutte perché ognuna ha portato qualche interessante novità, e – se è vero che “GNOME is People” – sento tutte quelle versioni umanamente legate a questi ultimi anni della mia vita.

All’evoluzione di GNOME sento molto legata anche la storia di questo piccolo angolo di felipità che è pollycoke :)

…e adesso?

Mi ritrovo da parecchi giorni ad usare ostinatamente una versione mezzo-cucinata di un desktop che tempo fa ho abbandonato perché troppo… “troppo” e che invece adesso riscopro essere capace di suggerire una visione d’insieme molto ambiziosa e allo stesso tempo definita (cosa che forse in questo momento a GNOME sta mancando?).


Ubuntu 7.10 “Gutsy Gibbon” e KDE 4beta3+svn. Chissà che didascalia metterò in futuro qui :)

Abbandono GNOME e passo a KDE, dunque? Non lo so ancora (beh, forse tecnicamente è già successo) ma nel frattempo che assisto gratuitamente – cmake dopo cmake – all’evento più unico che raro della crescita sotto i miei occhi di un ambiente desktop così complesso e articolato come KDE4, non posso fare a meno di notare che sto battezzando esattamente quello che avrei sempre sperato che diventasse KDE.

Magari tra qualche settimana tornerò al mio GNOME, chi lo sa, oppure tra gli utenti comuni sono forse già il primo “switcher” che KDE ha guadagnato (un po’ in anticipo) dopo questa immensa reinvenzione di se stesso… Per adesso – pur con le evidenti limitazioni del caso – uso KDE a tempo pieno e non potrei fare altrimenti.

Ma voi non imitatemi! Non ancora… ;)

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