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Nessuna ressa per Ubuntu One

Le nostre “Speculazioni su un nuovo dipendente Canonical” riguardavano con ogni probabilità Ubuntu One, nome che nelle prossime ore rimbalzerà per il web, in una rissa di approvazioni e critiche.
Sarà un servizio rivolto ad utenti Ubuntu1 e mezzo proprietario2 che al momento si risolve in una specie di clone di Dropbox con 2GB di spazio gratis, con l’opzione 10GB a pagamento. In futuro potrebbe diventare la base per applicazioni di terze parti, variazioni sul tema della sincronizzazione. Insomma, tutto potenzialmente interessante e grassettabile, ma per adesso il mio personale semaforo è rosso.
Il sistema ad invinti poi è talmente :old: che per giustificare l’ennesimo servizio che ne richiede uno, dovrebbero come minimo offrire giovani donne russe in omaggio… Diciamo che non ho alcuna fretta.

Note all'articolo

  1. Già a partire già dal nome []
  2. Il client è open source, il server no, anche se la cosa potrebbe cambiare in futuro, un po’ come Launchpad []

0 commenti

  1. Xander

    Esattamente un servizio alla DropBox in che modo potrebbe soddisfare utenti al momento non proprio soddisfatti (leggi “Ecco perché Linux fa schifo”, dello stesso autore..)?

    Chiedo senza polemica, giusto per capire che tipo di feedback ha ricevuto il team Ubuntu per scegliere questa strada piuttosto che un'altra.

    Felipe, se ci sei batti un colpo.

    :)

  2. Enrico

    ciao, grazie della segnalazione, 2 domande per capire: cosa vuol dire il server è mezzo proprietario? come te ne sei accorto?

  3. Cla

    boh io mi sono messo in lista di attesa… uso già dropbox però sono curioso di vedere cosa hanno fatto.. anche se con dropbox mi trovo benissimo.
    Ma rimarrà un programma separato o hanno intenzione di includerlo di default nella prossima versione?

  4. Anonimo

    Ottima cosa secondo me! Al di la' del fatto che cose del genere già esistono offrire dei servizi (gratuiti e a pagamento) che funzionino out-of-the-box è una strada interessante.

  5. LorenzoC

    @ Xander :
    Canonical ha solo un problema e cioe' il fatto che l'arcinoto miliardario ci deve buttare dentro soldi ogni anno perche' secondo le sue stesse parole non esiste un modo per guadagnare soldi portando Linux (il desktop) alle masse. Alche' io mi domando quale modello di business il miliardario abbia escogitato per il futuro, a parte vendere il supporto alle aziende.

    Presumo che questo “One” sia un servizio che gli costa poco in termini di risorse umane impiegate (che e' il costo vero dell'IT) e che puo' portare degli introiti qualora vendessero abbonamenti.

    Mentre, tornando a “Linux fa schifo”, lo sviluppo di un software “desktop” qualsiasi, contribuire a Xorg o scrivere un driver o quello che ti pare sarebbe piu' impegnativo e soprattutto altri soldi che il miliardario dovrebbe tirare fuori di tasca sua a fondo perduto.

  6. Barra

    @lorenzoC
    MS non ha mai detto che non esiste il modo di guadagnare con il linux in ambienti desktop. Il discorso è: vendo un servizio ai costruttori di hardware (dell, hp, toshiba che vendono netbook con ubuntu hanno pagato canonical) e magari vendo supporto ai clienti (principalmente x il desktop enterprise ma non solo).

    Canonical come può scavalcare il potere di Intel e proporre qualcosa di diverso al posto di xorg? Anche solo contribuire allo sviluppo è difficile, finchè un singolo sviluppatore arriva e vuole contribuire è facile, più difficile che Intel possa lasciare decidere ad altri la direzione da intraprendere. Visti poi i pessimi prodotti intel nel settore vga è normale che non ci spinga poi molto.

    Tornando a one penso che l'adozione di serie (imho avverra intorno alla 10.x) contribuirà alla creazione di applicazioni che di default siano pensate per accedervi.

  7. Ulisse

    Se non ho capito male, almeno il protocollo è aperto, il che implica che prima o poi dovranno aprire anche il server, se non vogliono che qualcuno si inventi un server alternativo che usa lo stesso protocollo e gli “scippi” il lavoro…

    …o forse no?

  8. haxxor

    un server che però non sarebbe impostato di default sulle installazioni di ubuntu e non credo verrebbe distribuito comunque gratuitamente ;)

  9. Ulisse

    E chi ha parlato di gratuito? Se ci fosse un server libero/aperto, chiunque potrebbe mettere su il suo servizio a pagamento, in libera concorrenza…
    Apache è software libero, ma non mi sembra che abbia impedito di costruirci sopra dei bei business!

  10. vincenzo di somma

    E` gia` rilasciato, i pacchetti che scarichi per far funzionare l'appliazione sono python, quindi e` gia` tutto pubblico e sotto licenza libera.

  11. vincenzo di somma

    Non solo il protocollo ma anche il codice del client e` aperto, il protocollo e` contenuto anch'esso in uno dei pacchetti che scarichi per far andare il servizio.

  12. vincenzo di somma

    Non lo so, ma forse non ha considerato che senza gli inviti ci sarebbero state decine di migliaia di richieste che probabilmente si sarennero trasformate in a decine di migliaia di bug report la maggior parte dei quali sarebbero ovviamente stati duplicati. Gli inviti servono ad avere un testing piu` mirato e a ridurre i tempi di risoluzione dei bug.

  13. Ottaviano

    perché tutto sommato non sapeva cos'era, ricordati di non prendere sempre tutto per oro colato, qualcosa che sfugge c'è sempre…

  14. LorenzoC

    A me sembra che meniamo sempre lo stesso torrone:
    Shuttleworth-coso ha detto qualcosa tipo:
    Domanda: una distro potrebbe raccogliere profitti commercializzando una distribuzione Linux “desktop”?
    “no, non ritengo che nessuno possa avere successo facendo una cosa del genere. E credo sia un bene”.
    Qual'e' il business model di Canonical?
    “Il sale della nostra filosofia è proprio quello di non guadagnare sulle versioni desktop del nostro software”.
    Il che non e' esattamente una novita' e significa dare via il software gratis e vendere il supporto e tutti gli altri servizi che si possono vendere sulla base di quel software, principalmente sul mercato corporate.
    Quindi Canonical investe nello sviluppo dei servizi che puo' vendere e NON investe nello sviluppo di software che dovrebbe poi regalare, tranne il minimo indispensabile per dare un senso alla distribuzione.

  15. felipe

    Beh perché è una strada seguita già da tanti, e che francamente ha un po' stancato.

    @vincenzo di somma – “forse non ha considerato”:
    @Ottaviano – “non sapeva cos'era”:
    Non capisco di cosa parlate. Il sistema ad inviti, considerando tutto e non lasciandosi sfuggire niente, resta un modo molto anni 90 di generare attesa nell'utenza*. Non prendetela come offesa personale però ;)

    * edit: specialmente perché al momento del lancio si tratterà presumibilmente di un clone (e nemmeno aperto) di un servizio già esistente, e non esclusivo per ubuntu (Dropbox)

  16. felipe

    Francamente non lo so, non l'ho teorizzato io ^^
    Resto comunque possibilista pensando allo sviluppo di app di terze parti basate su One

  17. felipe

    Anche questo è condivisibile, ma

    1) Ubuntu non conterrà chissà che nuovo software sviluppato per l'upstream ma gli sviluppatori ci sono e lavorano anche in upstream
    2) A parte il software c'è tanto, tanto altro: accordi commerciali strategici, marketing, studi di ergonomia ecc ecc
    3) Non vorrei che passi il messaggio che il modello di sviluppo di Canonical/Ubuntu sia per questo meno etico di altri.

  18. LorenzoC

    A me sembra lo stesso business model di tutte le distribuzioni principali, per quello dicevo che non e' una novita'. Rispetto al discorso “Linux fa schifo” un business model del genere non cambia una virgola perche' da una parte le distribuzioni di devono differenziare in qualche modo e dall'altra non hanno motivo di investire nel software “desktop” visto che vendono servizi/supporto. Si potrebbe ragionare sul bilancio di “valore” che esiste tra quello che le distribuzioni prendono (grossomodo tutto il software) e quello che le distribuzioni danno (a quanto ne so patch e tool per la installazione).

  19. Ottaviano

    No niente offesa figurati. Il sistema ad invito sarà anche vecchio, ma nel mondo dell’Ingegneria del Software, poche sono le vere innovazioni e questo garantisce sui prodotti beta come appunto Ubuntu One un controllo sull’utenza. Così i bug riportati sono in linea teorica più facili da gestire (evitando false negative ed amenità del genere) ed è possibile effettuare analisi sugli stessi per comprendere in quali aree gli sviluppatori devono sforzarsi.

    Il sistema ad invito non è così banale come lo si vuol far credere, ma ha un suo perché dietro. Direi insomma di non parlare alle volte per sentito dire ecco…

  20. felipe

    Non ho mai “parlato per sentito dire” in vita mia.

    Se per me è un sistema vecchio per creare attesa (il beta-testing c'entra ma assolutamente non solo quello), significa esattamente che per me è un sistema vecchio per creare attesa. Tu hai tutto il diritto di avere un'idea differente, ma niente più.

  21. Ottaviano

    Sì ma se l’opinione si basa su un concetto sbagliato, non è che abbia tanto ragione d’esistere, non credi? O almeno così la penso io… o_O poi vedila un po’ come vuoi, non è che a te o a noi cambi tanto =)

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