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Oracle degna acquirente di Sun?

Sun Microsystems è stata una delle aziende che nonostante tutto l’ottimo lavoro svolto, ha peggio gestito il ruolo da protagonista nelle sorti del software libero. Resteranno storiche le bordate di Linusi pargoli vengano a meTorvalds contro l’azienda.
Da una parte quella di Sun è stata per il software libero una presenza provvidenziale, dall’altra è sempre sembrato che la dirigenza di Sun prendesse le decisioni lanciando in aria le monetine – Miliardi e miliardi di monetine. Beh, siamo gli inizi dei lavori e sembra Oracle non sia da meno, e che anzi con le sue prime mosse contraddittorie in questi giorni si stia rivelando degna acquirente di Sun…

Sun Microsystems

Sun è stata un’azienda storica nel panorama IT mondiale, e la sua vicenda è anche stata strettamente intrecciata con il software libero, o per lo meno open source. Non smetteremo mai di essere riconoscenti per gli ingenti investimenti di capitale in GNOME, per l’apertura di StarOffice in OpenOffice.org e in generale per il numero di investimenti effettuati in tutto il panorama open source che hanno portato anche all’acquisto di progetti come MySQL e VirtualBox, tra gli altri. Ad un certo punto Sun è stata in qualche modo proprietaria di una grossa fetta di tutto il software che noi installiamo e utilizziamo nelle nostre box.
Eppure, nonostante i fiumi di denaro e gli studi sponsorizzati e la ricerca di dialogo, c’è sempre stato un certo grado di diffidenza, abbondantemente contraccambiato. Sappiamo tutti che per un azienda guadagnare la fiducia di un pinguino è cosa difficilissima, ma esempi in cui Sun avrebbe potuto fare meglio sono la lentissima apertura di Java, richiesta a gran voce da anni e finalmente annunciata fuori tempo massimo, quando ormai Mono aveva rapito molti cuori; la mancata concessione di ZFS per Linux, il filesystem che più volte è stato mendicato dallo stesso Linus “I’m the fucking best” Torvalds, pinguino-capo che più di ogni altro pinguino ha sempre ostentato sentimenti poco teneri nei confronti di Sun.
Per non contare del discusso e indefinibile rapporto tra Solaris e OpenSolaris o prototipi assolutamente incredibili e però abbandonati sul nascere come Looking Glass 3D… insomma tanto materiale, ma ancora più confusione.

Oracle

Più o meno un anno fa, Sun è stata improvvisamente fagocitata da Oracle, altra azienda storica che investe molto nel panorama open source e qualche volta sponsorizza le regate.
Non sappiamo bene perché, ma alla notizia che una così grossa fetta di software libero sia stato acquistato in blocco da un’altra azienda, abbiamo tutti avvertito un brivido lungo la schiena. Come se ad un tratto tutta la diffidenza nei confronti di Sun si fosse improvvisamente trasformata in istantanea nostalgia del passato e il nuovo acquirente, che adesso è il principale giocatore della partita “software libero”, stesse già minacciando di reclamare il “piatto”1. Chi si è affrettato a prevedere l’abbandono di MySQL, chi la chiusura di VirtualBox, chi lo sbando di OpenOffice.org, chi un ritiro degli investimenti sullo sviluppo di GNOME e altri progetti vari ed eventuali… insomma abbiamo tutti dato un caloroso benvenuto ad Oracle.
Non so davvero il motivo di tanta isteria, ma improvvisamente la dirigenza di Oracle si è vista costretta a dichiarare pubblicamente che non avrebbero ammazzato MySQL e nessun altro progetto open source e che si sarebbero impegnati di più alla successiva America’s Cup2.

Degna acquirente?

Probabilmente sarà una suggestione, ma non posso fare a meno di inquadrare le recenti mosse di Oracle nella stessa ottica della guida confusionaria che aveva finito col caratterizzare così negativamente (e un po’ ingiustamente) il rapporto tra Sun e il mondo del software libero.
In questi giorni la dirigenza di Oracle ha fatto un paio di strambate in tutte le direzioni, non che siano notizie negative, ma faccio fatica a trovarvi un filo conduttore. Una prima è l’incomprensibile trovata, segnalata da Amedeo in SocialBox, che da adesso il plugin ODF per Microsoft Office è a pagamento, cosa che difficilmente gioverà alla già ardua diffusione del formato ODF; una seconda è che invece di ammazzare MySQL, come qualcuno paventava, è stata presentata una beta della nuova versione che a sentir loro è parecchio più veloce dell’attuale versione di MySQL3; la terza, ne ho parlato qualche giorno fa, è che con una mossa a sorpresa “Oracle suicida Solaris rendendolo a pagamento?“.
Insomma, noi aspettiamo prima di diffidare, ma anche qui: c’è una direzione? O siamo sempre alla deriva?

Note all'articolo

  1. Che paragoni idioti, nemmeno gioco io! []
  2. No, in realtà questo non lo hanno accennato nemmeno lontanamente, solo una mia stronzata []
  3. Trovate una faccia per venire a dirmi che non è una notizia grandiosa []

0 commenti

  1. Federico Moretti

    Bella domanda… e rispondere non è così semplice: inizialmente ho pensato che la scelta di far pagare il plugin per ODF su Microsoft Office fosse sbagliata, ma se si rivelasse producente? In fondo non penso che molti di noi usino quella suite. Dubbioso. VirtualBox ha rimosso la richiesta registrazione a Sun Online (è già stato “brandizzato” Oracle), la nuova JVM dovrebbe fare capolino entro qualche mese e MySQL non è stato ancora cancellato. Insomma, tutto sommato meglio del previsto… per essere un’acquisizione che mi ha sempre spaventato!

  2. Amon Paike

    in breve quello che ci vedo io :
    punto primo il ceo oracle , sbirciando nei video-dichiarazioni su youtube è contrario al cloud computing.. cosa che accomuna la visione a microsoft.
    punto secondo , visti i tempi incerti , è facile prevedere che l’acquisizione di sun è stata fatta in gran parte per parare il sedere in futuro; pappando il maggiore concorrente, assicurandosi un fortissimo gruzzolone di brevetti… a mio parere gli interessi per solaris, openoffice, e java e mysql passano in secondo piano rispetto alla forza dei brevetti specie per la spinta (in termini di sicurezza prevedibile) dal punto di vista finanziario per attirare eventuali investitori…
    punto terzo che è quello che temo di più, sun nel bene e nel male era un asso a favore dell’opensource specie per la quantità di brevetti a disposizione.
    non mi meraviglierei pertanto di un alleanza sottobanco con microsft, visto che la forza in termini di apertura sta minando proprio quelle aziende storiche che hanno puntato tantissimo sul closed source.
    A malincuore l’acquisizione di sun secondo me è stato un duro colpo per l’opensource ed una guerra aperta all’egemonia di Google…
    Potrebbe Scoppiare una Guerra di super Trolling di brevetti.

    • Mourinho

      Guarda, tutto può accadere ma non di certo che Ellison stringa accordi con Microsoft. :-)
      Al più può solo mettergli il bastone tra le ruote.
      Il che se avvenga in nome dell’OpenSource o meno non ci è dato saperlo, l’unica certezza è che finalmente ci ridarà la Coppa America e la Louis Vuitton come eravamo abituati e non come l’ultima porcata made Bertarelli. :-)

      • Amon Paike

        Quando si tratta di denaro esistono anche gli accordi taciti e momentanei di convenienza..
        pensaci, balmer è contento o no che oracle si sia pappata sun?
        la caramella del plugin odf è un regalo per chi?
        magari un segnale … io non ti rompo i c. su office e tu in cambio …. qualcosaltro…
        Supposizioni certo, ma come dovrebbero essere lette certe mosse altrimenti?

  3. dg1974

    se non ricordo male:
    – mr oracle odia mr micro$oft
    – mr oracle temeva che l’IBM (uno dei principali concorrenti sia per l’HW che per il SW (nella fattispecie sui DB)) acquisisse la SUN e con essa JAVA su cui si basa gran parte delle app oracle. oracle ha comprato la sun per avere java nelle sue mani e non in quelle di un concorrente diretto
    – con SUN ora oracle può avere una ORACLE DB MACHINE vendendo in un unico pacchetto un server (ex SUN) + un OS (ex SUN) + un DB (oracle). in pratica può offrire “tutto in casa” avvantaggiandosi sui concorrenti perché ha il controllo diretto su tutti gli “strati”.
    il tutto imho.

  4. LorenzoC

    Felipe io credo che il nocciolo della questione stia nella considerazione che il tuo discorso precedente sulla “Liberta’” implicita nel movimento Linux e annessi in realta’ non si concilia con il business delle corporation. La dico in un altro modo: mi spieghi in parole semplici come fa Oracle a fare soldi col “software libero”? Se non troviamo una risposta a questa domanda e’ ovvio che qualsiasi cosa collegata ad una corporation non puo’ che essere vista con timore, nella consapevolezza che se il “software libero” non porta business allora per la corporation, che non si muove per motivi ideali, e’ solo un impiccio.

      • Emix

        Già… fattelo spiegare bene da tutti quelli che usano CentOS al posto di RHEL! Sai quanto grande deve essere un’azienda che sviluppa software per sopravvivere di soli servizi?
        Ogni volta che si parla di soldi e software libero salta fuori dal cilindro sempre (e solo) RedHat, senza pensare che trattasi di un’eccezione e non di una regola.

        • ithesilverboy

          e sai quanto deve essere grande un’azienda per sviluppare da sola un Sistema operativo chiuso? Ogni volta che si parla di sistemi operativi chiusi saltano fuori sempre (e solo) MS ed Apple, senza pensare che trattasi di un’eccezione e non di una regola.
          PS: oltre a red hat c’é anche novell…

          • Emix

            Io non parlo di chi fa sistemi operativi, bensì di tutti gli altri (ovvero di tutte le piccole e medie aziende che sviluppano software). Per loro il modello “RedHat” è assolutamente improponibile e la vendita di un prodotto rimane la sola scelta possibile.

          • ithesilverboy

            Secondo me, ci saranno delle eccezioni, però il ragionamento è lo stesso a patto di scalarlo nei numeri…
            Non nego che molto probabilmente sia più conviente vendere un software rispetto all’assistenza su questo, però il problema è che, per far pagare un software, lo devo prima fare…
            Ad esempio, supponiamo che voglia fare una suite da ufficio: quanti programmatori mi servono? e per quanto tempo? anni? non dimenticare che devo partire da zero…
            Tieni presente che oggi, grazie all’open source, abbiamo almeno degli standard più o meno aperti per come salvare i file, altrimenti avrei dovuto scegliere tra: 1) inventarmi uno standard tutto mio e quindi addio interoperabilità con altre suite; 2) Pagare le licenze MS, ammesso che sia possibile, per usare il loro formato.
            Alla fine dei conti, quante licenze devo vendere per rientrare almeno dell’investimento fatto? di certo non posso “sparare” prezzi assurdi, altrimenti i clienti userebbero i prodotti MS… e non posso fare una suite troppo scadente per lo stesso motivo.
            Affidandomi invece al modello Open Source per fare la stessa suite:
            1) ho il vantaggio di risparmiare tempo (anni?) perché non parto più da zero, anzi parto già da un prodotto più che decente ed interoperabile.
            2) Con un numero minore di programmatori, posso dedicarmi ad aggiungere, per esempio attraverso plugins, delle funzionalità aggiuntive espressamente richieste per dai miei clienti e farmi pagare per quelle, oltre che per l’assistenza alla suite base.

        • aemme

          > Sai quanto grande deve essere un’azienda che sviluppa software per sopravvivere di soli servizi?
          Ma infatti Oracle è proprio una azienduccia, di quelle piccine picciò. Infatti dico.

          • Emix

            Il mio era un discordo generale sul teorema “software libero != gratis”… di Oracle mi importa meno di zero.

    • felipe

      Certamente non vendendo un plugin che compreranno in quattro gatti.
      Se si sceglie di entrare in un modello di sviluppo per cui il software è un bene dell’umanità mi sembra chiaro che la via per fare soldi sia quella di supporto, certificazione, accordi con pubblica amministrazione.

      • Emix

        Be’ felipe, ora non esageriamo… paragonare Office all’acqua mi sembra un po’ esagerato. Le idee sono sicuramente un bene da tutelare (e su questo non finirò mai di lottare contro il sistema dei brevetti), così come anche tecnologie, protocolli e formati che devono essere accessibili a tutti, ma si può vivere benissimo anche senza i sorgenti di uno stupido gestionale.

        • patton

          Si i sorgenti magari possono anche non servire quando l’interoperabilità viene garantita.
          Non è il caso del mondo in cui viviamo pero’. Quindi si deve fare di tutto pur di aprire a tutti.

          • Emix

            Infatti parlavo di tecnologie, protocolli e formati aperti. Su questo penso che siamo tutti d’accordo.

      • LorenzoC

        Mi sfugge il concetto di software come bene dell’umanita’.
        Se io azienda pago il programmatore Rossi X al mese, dipo un anno devo trovare un modo per “fare fruttare” il suo lavoro MINIMO a (12*X)+K dove K e’ l’insieme dei costi che la conduzione dell’azienda comporta.
        Il “fare fruttare” di solito si traduce in “vendere”.
        Quindi questo software e’ un bene dell’umanita’ tanto quanto la casa dove abito.
        Esiste poi il software che viene “donato” dal programmatore “volontario”, cioe’ uno che di giorno fa un altro lavoro e di sera dedica un tot del suo tempo al volontariato e fa programmi come potrebbe assistere gli infermi.
        Allora io pongo questa domanda:
        – Perche’ non esistono muratori volontari? Mi sovviene che il volontariato esista solo in certi settori e non altri.
        – Quanta parte del “software libero” e’ sviluppato da volontari e quanta parte da programmatori stipendiati da una azienda che deve rispettare la formula (12*X)+K?

        • be ma bo

          far fruttare = vendere ? sicuro!?!
          capacità formativa? capacità di stimolo produttività collettiva? Capacità innovativa (che a volte significa sviluppo a lungo termine)?
          Non sono forse le risposte di obama verso una “rivoluzione” sociale?
          E perché no, muratori che alla domenica invece che in chiesa vadano a donare un’ora di lavoro a chi ne ha bisogno (magari proprio il refettorio della chiesa!) ? alla fine si tratta solo di riorganizzare la società in maniera più giusta, che sia a beneficio di tutti, così come UN programmatore che dona il software a sua volta possa usufruirne di altri, non trovi?
          E poi critichi il modello di sviluppo libero o solo il software libero?
          Ossia quanta fantasia trovi in un 1/2 B cchiere pieno?

          • LorenzoC

            Si tratta
            -SOLO-
            di
            -RIORGANIZZARE-
            la
            -SOCIETA’-
            in maniera piu’
            -GIUSTA-
            Davvero ti invidio. Vorrei avere anche io questo tipo di inconsapevolezza.
            Forse l’avevo una trentina di anni fa.
            Alle medie.

          • aosig

            non dategli retta, è un troll come si può vedere da tutti i suoi post

  5. LorenzoC

    Sun mi sembra l’esempio del contrario.
    Infatti evidentemente non aveva un business florido visto che e’ stata incorporta da Oracle e adesso la domanda diventa “cosa pensa di farci Oracle col software libero?”.
    Secondo me una azienda che vive vendendo supporto tecnico deve spendere il meno possibile in sviluppo. Mi piacerebbe sapere quanto contribuisce Radhat a tutto il movimento del “software libero”, se contribuisce quanto Canonical allora e’ poco (marketing a parte).

    • pasovp

      RedHat è uno dei maggiori contributori del Kernel Linux e di molte applicazioni base (come il network manager di gnome, se non sbaglio), che ultimamente va avanti per buona parte (non in toto) per grazia di aziende che ci lavorano e ci guadagnano.
      Spendere il meno possibile in sviluppo per un’azienda che ti vende la propria soluzione con il proprio supporto tecnico è una cosa controproducente (spiegato ad un qualsiasi corso di management) perchè se il mancato dispendio di soldi ti giova a brevissimo termine, la mancata offerta di innovazione del prodotto ti porta a perdere il cliente dopo, costringendoti a colmare il gap tecnologico spendendo di più se vuoi rimanere sul mercato. Oracle ha fatto la mossa strategica per se stessa: evitare che la base su cui lavora un bel pezzo dei suoi sistemi finisse in mano a concorrenti.

      • LorenzoC

        Vedo delle incongruenze: se l’azienda X sviluppa una soluzione come “software libero” questa soluzione non gli appartiene perche’ e’ “di tutti”. Questo implica che un concorrente puo’ vendere servizi basati sulla medesima soluzione a costo ZERO. Mi sembra abbastanza suicida.
        Diverso sarebbe se l’azienda X sviluppa una certa percentuale del “software libero” che usa per vendere i propri servizi e questa percentuale non incide sensibilmente sui rapporto tra i costi e i ricavi. Cioe’, se io spendo 10 per sviluppare un po’ di software, poi pero’ utilizzo software fatto da altri per un valore 1000 (che a me costa zero) e vendo servizi per 20 vado in attivo di 10. Non e’ uguale a sviluppare software per 1010 e vendere servizi per 20.
        Oracle ha acquisito Sun per motivi strategici ma questo non ci dice che tipo di business intenda fare sul “software libero”.

    • bLax

      mah mi pareva si fosse detto che red hat in realtà è una delle principali sviluppatrici…..
      a me sta cosa del plug-in a pagamento pare proprio una stramberia….sarebbe da farsi nel momento in cui odf sia standard di comunicazione, ma essendo secondo a .doc….. bah sembra un suicidio vero e proprio per la diffuzione
      il tempo ci dirà la verità sulle mosse oracle….

    • kurtz77

      Se fai un giro sul sito dell’azienda RedHat c’è scritto chiaro e tondo che le loro soluzioni vengono rilasciate tutte con licenza open source.
      L’azienda non si regge su un indefinito supporto tecnico, ma offre servizi di certificazione, formazione del personale, virtualizzazione dei sistemi, piattaforme di sviluppo (JBoss è un suo prodotto ed è open source), oltre che assistenza legale ai partner che intendano lavorare e/o rilasciare le proprie soluzioni come open source, per evitare eventuali conflitti di licenza.
      RedHat Linux Enterprise non è solo un sistema operativo, ma una piattaforma su cui costruire un’offerta: l’azienda non lo vende direttamente, ma stipula una sorta di “contratto di servizio” col cliente.
      E ‘una azienda che nel 2009 ha fatturato qualcosa come 194 milioni di dollari.
      Non mi pare male come business per essere open source… :)

  6. salvatore

    siamo sempre alla deriva. non vedo molte differenze… anzi,stiamo peggiorando. forse col fatto che stiano sviluppando btrfs (che sarà pure ottimo,ma dai risultati c’è ancora qualcosinainaina da fare per superare ext4) e questo più veloce mysql porterà punti a favore,ma rimane che l’odf a pagamento è un fail vero e proprio.

  7. Ging3r

    bha…vorrei far notare una cosa, se sun (società a A SCOPO di lucro) è fallita (no soldi) e oracol (altra società A SCOPO di lucro) è riuscita ad acquisire sun (si soldi, MA TANTI), un motivo ci sarà, forse sun ha sempre genstito in malomodo le sue risorse, ed è ovvio, che dopo l’acquisizione, qualcosa ai piani alti doveva cambiare (teste tagliate, persone scontente e progetti mozzati)….quindi rivolgo questa domanda…
    oracle sta gestendo male l’acquisizione, oppure (come società A SCOPO di lucro), sta cercando di risanare i conti che fino ad adesso erano pessimi????

      • Ging3r

        se l’obiettivo di una azienda è fare soldi….e pone le sue risorse (soldi) su progetti o persone (software libero o meno) che non gliene fanno fare….ha cannato tutto!!!!!
        …piccolo esempietto
        se per fine anno devi arrivare a guadagnare 100€ e, a causa di in progetto che non ha introiti, non arrivi all’obiettivo, DEVI cassare il progetto…giusto o sbagliato che sia…
        (poi se vogliamo possiamo parlare di etica e cosa sia giusto o non giusto fare…)

      • pasovp

        Poni la domanda come se fosse banale (perchè banale può sembrare la risposta, sia in un senso che nell’altro). In realtà è tutt’altro che banale, ma leggere una dissertazione potrebbe non interessarti affatto perciò passo.

        • Ging3r

          invece mi interessa, scrivo qui per poter confrontare le mie idee con altri. non avrebbe senso porre delle domande e non essere interessato a delle risposte.

          • pasovp

            @Ging3r
            Scusa, le mie parole erano riferite alla domanda di LorenzoC. Il tuo ragionamento non fa una grinza, l’unico appunto da farti è che a volte progetti che all’inizio sono improdutti potrebbero evolversi rapidamente e diventare una grande fonte di guadagno (basta pensare), ma a questi risultati non ci si arriva mica per grazia divina. Non basta che un progetto abbia le potenzialità, devi saperlo vendere e per venderlo magari si passa un po’ di tempo in cui ci investi su per renderlo attraente ricavandoci ben poco.

          • gesùguevara

            vale lo stesso discorso per la ricerca..
            non si hanno subito dei vantaggi, ma ti avvali di una scoperta, o invenzione nel momento che viene trovata.
            purtroppo questa cazzo di società è basata sullo scambio economico finanziario, dove innovazioni o brevetti farmaceutici, vengono occultati dove servono se non hanno i soldi per comprarli, dove servono comunque soldi per farci appunto ricerca.
            l’open source è pura e semplice ricerca, ed il vantaggio è per tutti, non solo per l’azienda che investe in quel settore di ricerca..
            esempio pratico, se una azienda che investe nell’ open source, e producono qualcosa di nuovo che risolverebbe i problemi di tutti, l’azienda si avvale il diritto di possedere lo standard, quindi risparmiare per non adattare le proprie esigenze in altri standard, perché se altre aziende attuano questi nuovi standard a basso costo, nasce un risparmio collettivo, e di conseguenza confluiscono all’azienda detentrice dello standard, la collaborazione di terzi, gratuita, su bugfix, debugging e pubblicità, integrazione in altri progetti open source.

        • LorenzoC

          Ho letto un po’ di tempo fa un libro in cui Einstein speigava la teoria della relativita’ in termini relativamente accessibili ed intuitivi. Quindi mi aspetterei che se una risposta alla domanda “come si fa a guadagnare soldi col software libero?” esiste, si possa esprimere in termini relativamente accessibili ed intuitivi.
          La domanda come ho scritto sopra ha un motivo lagato a questo post di Felipe: se riusciamo a capire come si fa a fare soldi con il “software libero” forse riusciamo a capire che intenzioni ha Oracle nei confronti del “software libero”. In un senso o nell’altro.

          • kurtz77

            @LorenzoC
            La tua domanda è legittima, ma la risposta è piuttosto improbabile che tu possa trovarla sulle pagine di pollycoke.
            In genere, per capire un mercato si fanno studi di settore si analizza domanda e offerta, si cercano i bisogni.
            Dal canto mio, per capire come Novell, RedHat e Canonical riescono a “sbarcare il lunario”, quando ci riescono, con l’open source, mi sono spulciato i case studies e i bollettini finanziari, quando resi disponibili e, nei primi due casi per esempio, sono le aziende stesse che li mettono in bell’evidenza, per allettare anche potenziali investitori, oltre che impressionare i clienti con fatturati a 9 zeri.

          • be ma bo

            ottima risposta… si fanno studi di settore si analizza domanda e offerta, si cercano i bisogni.
            E’ ai bisogni (della gente) che tocca guardare e preparasi a vedere il futuro prossimo, ecco come si fanno i soldi col software. libero o non libero. Oracle ha questa visione? ^^

          • LorenzoC

            Cos’e’, un modo elegante per rispondere “non lo so?”

          • gesùguevara

            @lirenzoc
            semplicemente, non serve fare “montagne” di soldi, quando ne puoi usare pochi per progettare qualcosa che può usare tutti, l’azienda si fa un buon nome, pubblicità, e risparmia producendo un software che poi utilizzato da tutti, semplifica l’assistenza, crei un mini mercato sostenibile a cui ne beneficiano tutti.
            Un buon software non deve essere per forza brevettato e fatto pagato decine di milioni di dollari, ti ritrovi che solo pochi potranno usarlo, e il tuo network basato su un progetto di diffusione, ti costerà di più, prolifererebbe la pirateria ma sopratutto non ti fai una buona pubblicità, il software open source costa poco, lo diffondi velocemente e ne beneficiano tutti e tutti collaborano con te per migliorarlo..
            così fai meno soldi, ma siamo tutti più contenti :)

        • Amon Paike

          di solito una azienda acquisisce un’altra azienda concorrente perché sa che il proprio business è in pericolo
          è una prassi comune nel mondo di finanza, quindi se delle analisi aziendali portano alla decisione dell’acquisizione, è probabile che il futuro sarebbe stato rischioso per oracle…
          non dimentichiamo che è causa degli scossoni finanziari che hanno creato i presupposti perchè il pesce più grosso abbia inghiottito il pesce piccolo…
          Il fallimento centra poco.

  8. belze

    ma gli alieni ci salveranno o ci distruggeranno? ed il 2012 è alle porte!!! Moriremo tutti!!!
    -questa discussione era troppo seria, non ci sono i troll che infestano PI o altri luoghi analoghi, ed allora….-

      • ciccio

        è impossibile. Quello che è stato rapito rapito è quello vero, mentre questo che scrive adesso è un furbone che sta approfittando dell’assenza di felipe.

  9. GNAM

    No, il problema non va posto in questo modo. Inutile lamentarsi dell’azienda di turno.
    Se il mondo opensource, se necessario, non saprà tirare fuori validi fork di Java, OpenOffice, VirtualBox, MySql etc…
    il concetto di community ha fallito ed effettivamente chi ha contribuito ai progetti precedenti è stato semplicemente
    un mulo che ha lavorato a gratis per grandi aziende.
    Se la prima azienda che compra un software opensource determina la distruzione dell’universo Linux,
    la “community” ha fallito. Punto. Staremo a vedere.

    • pionono1870

      Mi trovo d’accordo con questo commento.
      Mi permetto anche di aggiungere una nota, anche se un po’ devia il discorso.
      Questo problema lo trovo anche nel mondo delle distro, ovvero che le distribuzioni riescono ad avere un certo successo, vedi ubuntu, quando dietro c’è un modello aziendale, che mette soldi e cerca di fare soldi, anche sul lavoro dei “muli” di cui parli tu..

      • LorenzoC

        Canonical, ammesso che riesca a fare soldi, li fara’ piu’ o meno con lo stesso meccanismo di Redhat, visto che a quanto pare e’ l’unico esempio noto di business basato sul “software libero”.
        Pero’ secondo me qui dobbiamo definire cos’e’ il “software libero”.
        Un software di cui una azienda (come Oracle) e’ di fatto PROPRIETARIA e’ “software libero”?
        Allora uno dice, se ci sono i sorgenti disponibili e’ libero perche’ chiunque puo’ “forkare” il progetto. Pero’, mettiamo che per sviluppare il software servono 50 programmatori full time, il “fork” e’ una possibilita’ reale?

      • LorenzoC

        E poniamo di scoprire che un X% del “software libero” esiste perche’ qualcuno spende soldi per pagare gruppi di 50 programmatori full time per sviluppare questo o quel progetto. Esiste davvero la possibilita’ che una fantomatica “community” possa sostituire questo X% con software sviluppato da “appassionati” a tempo perso?

        • LorenzoC

          Ma se crolla il “mito” della “community”, crolla anche il “software libero” come “bene dell’umanita’” (vedi Felipe sopra)?

          • ciccio

            beh sarà noioso ma ha ragione, anche se la questione della sopravvivenza del software libero senza programmaori pagati è un pelino più complessa e andrebbe svlippuata dati alla mano.

          • LorenzoC

            Appunto, tutta la questione del “software libero” andrebbe sviluppata e affrontata in maniera razionale, altrimenti e’ una religione fondata su dogmi di fede.

          • ciccio

            @LorenzoC
            beh ma generally speaking non c’è niente di male nell’essere religiosi :)

          • LorenzoC

            @Amon coso: non solo non sei obbligato a leggere i miei commenti ma neanche a rispondere. Guarda un po’ che fortuna.
            Magari mi pagasse MS Italia, invece sono cosi fesso che lo faccio gratis…
            A proposito di pagare, che differenza c’e’ tra uno stipendiato da Microsoft e uno stipendiato da Oracle?

          • azzo

            la domanda vera è che differenza c’è ad essere stipendiati per sviluppare software chiuso ed essere stipendiati per scrivere codice libero. Detto questo sono d’accordo con te.

          • be ma bo

            finalmente una risposta semplice e concisa bruciatroll… :=)

          • LorenzoC

            @azzo:
            Il problema e’ appunto che io non vedo nessun modo per cui una azienda (Oracle o pincopallino) possa stipendiare qualcuno per sviluppare “software libero”. Siccome non vedo nessun modo, ho chiesto sopra come si fa a fare soldi col “software libero”.
            Se qualcuno lo sa, pregasi illustrarmi a grandi linee il come.

          • pionono1870

            La differenza non è nelle licenze, è la differenza tra “free software” e “opensource”. Non sono la stessa cosa, le implicazioni che differenziano sono di tipo etico/politico.
            Se poi agli utenti questo non interessa, è un altro discorso.

        • bLax

          questo non implica che il fork non venga preso sotto le ali di un’altra azienda….
          se invece nessuno lo fa e gli sviluppatori a tempo perso non bastano, il progetto muore…e non è forse giusto così? vuol dire che non ci sono aziende (&/o freecoders) sufficentemente interessati al progetto…quindi il progetto non è interessanete e merita di morire
          è un po la classica linux story, dove una cosa (una distro), apparentemente anche interessante, non lo è per il grande pubblico (caprone!!) che ne decreta una certa agonia…io spero sempre che “sia l’anno di linux sul desktop” però bisogna vedere in faccia la realtà…..
          ci zonto solo una cosa:
          mi pare gia esistano fork di openoffice (giustamente)
          di MysQl
          Java cercasi? mah forse per quello non ce n’è bisogno…
          ribadisco: ai posteri l’ardua sentenza, per ora non abbiamo carte per giudicare cosa “diavolo” sta combinando Oracle

          • LorenzoC

            @blax
            Scusa maaaa
            “io spero sempre che “sia l’anno di linux sul desktop” però bisogna vedere in faccia la realtà…”
            Se vedi in faccia la realta’, come diavolo fai a sperare sempre?”
            Una definzione risaputa della pazzia e’ ripetere uno stesso gesto all’infinito nella convinzione che ogni volta il risultato possa essere differente.
            Dicendo la stessa cosa all’inverso, dopo un certo numero di prove (due?, tre?) “guardando in faccia la realta’” arrivi alla conclusione che quello che speravi non si puo’ verificare, altrimenti non “guardi in faccia alla realta’”.

  10. Shuren

    Fate confusione con i termini: “Software Libero” si traduce in Free Software e GNU e Free Software Foundation e Stallman. E’ notorio che rasenti l’utopia. I soldi infatti non li si fa con il Free Software, li si fa con l’Open Source. Ora potete continuare a buttare benzina sul fuoco e a divertirvi.

    • LorenzoC

      Correggimi se sbaglio, il “software libero” e’ software che non appartiene a nessuno, o meglio, che chiunque ha il diritto di usare e di modificare (normalmente con l’obbligo di ridistribuire il proprio lavoro nello stesso modo). Il “software open source” invece e’ solo software di cui si possono avere i sorgenti ma questo non implica necessariamente il diritto di usarli e/o di modificarli, cioe’ esiste la “proprieta’” del software (e dei sorgenti).
      Da questa definizione mi sembra ovvio che sia IMPOSSIBILE per una azienda “convenzionale” fare soldi con il “software libero” e relativamente difficile farli con open source, nel senso che in teoria rendendo accessibile il codice ti rendi vulnerabile comunque ad eventuali concorrenti o ad aziende che sviluppano prodotti e servizi sopra i tuoi senza riconoscerti alcun “fee”. Sara’ un caso che le tecnologie rilasciante come “open source” sono di solito quelle senza (piu’) mercato?
      Comunque, ammetto la mia sostanziale ignoranza sul tema “come si fa a fare soldi”, che poi si declina in “come si fa a fare soldi con il software libero” e adesso anche con “come si fa a fare soldi con l’open source”.
      Eppero’, insisto, secondo me per capire cosa vuole fare Oracle o almeno per fare delle ipotesi, bisogna rispondere ai quesiti di cui sopra.

      • Shuren

        Una delle grandi forze dell’Open Source è la sua applicabilità al di là del software stesso. E’ un principio con cui fornisco idee a terzi grazie alle quali, questi terzi possono innovare, e in base alla licenza, io fornitore d’idee posso prendere a piene mani da queste innovazioni. E’ come carbone in una fucina, e le fiamme crescono.
        Esempi:
        Sun rilascia le specifiche di Niagara (architettura UltraSparc da leccarsi i baffi), Open Source, così da attirare sviluppatori su una piattaforma che è aperta e innovativa.
        Sun apre a OpenOffice.org: comunità (parola che vi fa ribrezzo ma tant’è) sponsorizzata dalla stessa Sun. In seno a OOo vengono aggiunte feature al programma, vengono testate, e una volta stabili Sun le ridistribuisce agghindate di plugin proprietari come StarOffice, del quale vende licenze per l’uso dei plugin e supporto tecnico e morale.
        Similmente si comporta Red Hat con Fedora/Red Hat Enterprise, Novell con OpenSuse/SLED, e di nuovo Sun (ora Oracle) con OpenSolaris/Solaris.
        Ancora, io ti fornisco un binario di un software, gratis, Open Source ma licenziato in modo tale che il sorgente se lo vuoi me lo paghi. E se uno vuole farci una modifica, aggiungere una feature, o un’azienda che parte già da un codice bello e pronto per arrivare ad un programma professionale, paga.
        Tornando all’apertura di idee, si guardi ai brevetti di IBM che snocciola pian piano, o ai framework e librerie fornite da Google per linguaggi multipiattaforma (anche la portabilità è un concetto che va a braccetto con l’Open Source). E i programmatori, le comunità, gli hobbisti vengono attirati da questo tipo di concime. Il che si traduce in programmi per una data piattaforma piuttosto che un’altra, spesso addirittura è Free Software, e le aziende ne approfittano vendendo una piattaforma che ha già una base software. In più investono anche nelle comunità, perché il business lo si fa con gli investimenti.
        Altro esempio è Mandriva che ha semplicemente offerto alla PA francese la possibilità di avere un sistema operativo funzionante per le loro necessità, aperto e con un TCO che, a conti fatti, gli sarà costato meno di una soluzione proprietaria. Mandriva vende supporto, soluzioni proprietarie, e se andiamo a vedere, sono sicuro, salterà fuori anche corsi per i dipendenti (ma questa è solo una mia supposizione).
        Esempi spiccioli e di macro realtà. Ma io vedo aziende anche dietro l’ultimo CMS che trovi navigando sul Web. Ora, io non sono economista, non sono politico, sono l’ultimo dei nerd (lo ammetto, affascinante e belloccio). Sono sicuro però che se cercate bene saltano fuori anche tesi di laurea in economia sul “metodo” Open Source. Quindi, perfavore, informatevi e poi se ne discute. Per le “trollate” e le “flammate” ci sono altri forum in giro per la rete.
        Tutto questo potrà pure sembrare una merda (si può dire “merda”?), ma “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” (Cit. De André).

        • Shuren

          Adesso mi vengono in mente altre cose, ma non ho più voglia di scrivere, magari potevo fare esempi migliori, chiedo venia.

  11. SempreIo

    Avete rotto la uallera, specialmente il TrollC, con ‘ste fesserie.
    Cercate di trovare il punto delle idiozie che imbastite, prima di scontrarvi l’un contro l’altro.
    E finitela di pendere dalle labbra del troll di turno, che ha tutto l’interesse a scriver cojonate marciando sull’altrui ignoranza.

  12. jack

    Il RDBMS Oracle ha già la sua bella fetta di mercato, non serve assolutamente uccidere MySQL.
    Investire in MySQL invece è utile per strappare clienti a SQLServer… Database wars ?
    Comunque la maggioranza dei DBA “hardcore” sostengono la superiorità di Solaris su Linux come piattaforma per Oracle RDBMS… poi quanto ne capisca un DBA di sistemi è un’altra questione.
    My 0.02 EUR.

  13. PD

    Suvvia, MySQL e Oracle RDBMS hanno target completamente diversi, non si danno fastidio tra loro in alcun modo e non vedo perché Oracle dovrebbe sopprimere il primo.
    Piuttosto aspetto con apprensione di conoscere i piani dell’azienda su OpenOffice/StarOffice, perché ho come la sensazione che non saranno molto generosi di feature per la versione gratuita… e francamente non ho nessuna intenzione di usare abiword, che sarebbe anche peggio.

  14. Pingback:Oh LibreOffice, perché sei tu LibreOffice? | pollycoke :)

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