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Migrazione a Linux fallita per il cantone svizzero. Perché?

Il cantone svizzero di Soletta1, in tedesco Solothurn, si è arreso all’evidenza dei fatti e pare abbia decretato l’abbandono della sua migrazione a Linux, iniziata addirittura nel 2001, che procedeva tra mille avversità e difficoltà di vario genere.
Dieci anni e numerosi problemi dopo, si viene a sapere che tra le cause del fallimento annunciato ci sarebbero non solo problemi interni allo staff e forse in generale di comunicazione, ma anche l’immaturità del software scelto per la migrazione.
Sul primo problema saremmo tentati di sorvolare con l’agilità del menefreghista, anche se in realtà sarebbe auspicabile che simili tentativi fossero portati avanti da gruppi ben strutturati e coesi, non fosse altro che per evitare di danneggiare l’immagine non già esattamente chiara di future migrazioni. Il secondo problema, quello dell’immaturità del software open source… beh quello brucia. A leggere bene però, sono forse state le scelte e i tempi il vero scoglio.

Software immaturo

Nel dettaglio, apprendiamo che uno sconosciuto (a me) “Projekt Ambassador” doveva superare le difficoltà che erano sorte nella migrazione dei database esistenti, e connettere OpenOffice.org. Per rimpiazzare la suite Outlook poi era stato scelto il progetto Scalix, che ai tempi dell’implementazione pare che mancasse ancora di alcune funzionalità indispensabili.

Problemi interni allo staff

L’aspetto più importante però, come riportato dalla fonte (in tedesco, via Slashdot) nessuno dei dipendenti stava in realtà usando sistemi Linux e anzi a quanto descritto, avvertiva una certa avversione. Come se non bastasse, il criticismo della stampa locale nei confronti della scelta, che come tutte le scelte amministrative è anche politica, pare non abbia aiutato il processo. A questo punto, durante la scorsa estate2 si è anche dimesso il responsabile in carica e il progetto è definitivamente naufragato.
Tutto questo porterebbe a pensare che uno dei principali problemi sia stato appunto la “gestione del conflitto” che naturalmente si innesca ad ogni cambiamento, se non fosse però che raramente sentiamo storie di successo di migrazioni a Linux.
Ad ogni modo, il risultato è che tutti i desktop saranno convertiti a Windows 7 entro il 2011 e la credibilità di soluzioni basate su Linux accuserà ancora un altro duro colpo. Ora, non voglio assolutamente dare addosso a chi si sia preso l’onere di effettuare tecnicamente la migrazione, che è gente che non conosco e che posso immaginare sia stata costretta in mille modi entro argini di politica, con cui istintivamente simpatizzo, ma secondo me il problema di queste iniziative resta sempre uguale: sono azioni frammetarie e slegate.

Ma pur sempre problemi comuni, quindi…

Sono ancora dell’avviso che – prima che si faccia davvero terreno bruciato – c’è l’opportunità di creare interessanti nicchie professionali per garantire migrazioni seriamente pianificate a partire da “buone pratiche” riconosciute. In questi casi non posso fare a meno di indicare un esempio italiano ma sufficientemente vicino alla realtà svizzera da non generare gelosie: la migrazione al software libero della provincia di Bolzano.

Ho trovato questa interessante presentazione (in tre parti), che voglio riportare:

È un tema che mi sta molto a cuore questo, e ne ho spesso discusso in passato, ad esempio in “Contaminazioni OpenBIZ: Open Source e Pubblica Amministrazione, Sanità, Agricoltura” e “Come fare per promuovere soluzioni libere?“. Ho anche indicato più volte a chi ha orecchie per intendere, che secondo me questo sarebbe un terreno molto fecondo per una start-up economicamente ed eticamente sostenibile.

Note all'articolo

  1. Prometto che non faccio battutacce, prometto! []
  2. Oddio è già quasi Natale, sto male []

84 commenti

  1. Idl3 Blogger

    Il problema sorto con la migrazione del database cosi’, ad occhio, quasi quasi scommetterei che il problema e’ dovuto al gestore proprietario del database, scarsa documentazione, formato proprietario, difficolta’ o impossibilita’ di esportarlo in formato leggibile da altri gestori). E allora forse non e’ il software libero ad essere immaturo (o almeno non per colpa sua).

    • lola

      ll discorso del “colpa sua” lo sento ripetere 300 volte al giorno. Il problema e’ che lascia il tempo che trova.
      L’hardware non e’ compatibile? Ma non e’ colpa sua.
      Open Office fa a pugni con Word? Ma non e’ colpa sua.
      Non fanno il porting del programma X? Ma non e’ colpa sua.
      All’utente finale non gliene frega niente di chi sia la colpa. ^_^
      Se il software libero non e’ una valida alternativa a quello proprietario non lo usa.
      Ed a tutt’oggi linux su desktop e’ un’alternativa applicabile sono in rari contesti in cui l’hardware puo’ essere selezionato con attenzione, OpenOffice risulta accettabile e non servono programmi professionali come Autocad.
      Speriamo che le cose cambino per il bene di tutti, ma temo ci vorrano almeno una decina di anni.

      • Idl3 Blogger

        > “All’utente finale non gliene frega niente di chi sia la colpa. ^_^”
        Dunque seguendo la stessa logica io la rigiro in modo spudaroto anche a rischio di creare una cosa stupida:
        L’utente finale non riesce a configurare l’hardware con GNU/Linux eppure non fa nulla perche’ cambino le cose? Ma non e’ colpa sua.
        L’utente finale riceve file in formato proprietario e non li legge bene su OOo e non chiede a chi gli fornisce i file di salvarli in un altro formato? Ma non e’ colpa sua.
        L’utente finale non trova il porting per quell’applicazione che gli piace tanto eppure non fa nulla a parte lamentarsi da solo? Ma non e’ colpa sua.
        Ecco, invece secondo me e’ proprio colpa sua.

        • lola

          La fallacia logica nel tuo regolamento e’ che e’ lo strumento che deve essere modellato per adattarsi al suo utilizzatore, non l’utilizzatore che deve adattarsi allo strumento (a meno di casi particolare in cui non esistono alternative, e in questo caso ne esistono).

          • Idl3 Blogger

            Il mio ragionamento e’ fallace solo se analizzato con la tua logica, che e’ quella che vede la diffusione di GNU/Linux come obiettivo principale. Per me non e’ cosi’, dunque il mio ragionamento seguendo la mia logica e’ logicissimo. :D
            Inoltre il tuo discorso dell’utilizzatore che si adatta o del software che si adatta non lo capisco. Software libero significa che e’ l’utilizzatore ad avere la liberta’ di modellare il software a suo piacere. Il software proprietario invece e’ quello che modella l’utente a suo piacere. Non vedo vie di mezzo (per me, poi tu o chi altri e’ libero di vederla come vuole).

          • lola

            Spesso tuttavia il software libero e fatto da smanettoni bravi a programmare ma senza idee su come si crea una buona interfaccia utente. Mentre il software proprietario e’ fatto da aziende che per vendere sono costrette a costruire un’interfaccia facile da utilizzare e potente.
            Ne consegue che in molti casi il software proprietario tende a modellarsi sull’utente comune molto piu’ di quello libero.

          • destynova

            @Lola
            Nel contesto della discussione i “programmi degli smanettoni” non mi sembra c’entrino molto. Parliamo di migrazioni di aziende e PA, non del pc di nonna Peppina…

          • LorenzoC

            Si andiamo avanti seguendo la logica per cui la cosa migliore per il “software libero” e’ che non lo usi nessuno.
            Mi viene in mente un mio antico cliente che aveva in mente di vendere un tale servizio e quando gli ho detto che implementare il servizio per Y clienti sarebbe costato X come soluzione mi ha proposto di venderlo di meno.
            Ovvio, no?
            Nelle aziende chi prende le decisioni e la maggior parte di chi ci lavora sono nonne Peppine. Svegliaaaaa…

          • Nedanfor

            @LorenzoC
            Le nonne Peppine non sono in grado di fare alcuna migrazione. Né da software libero a proprietario, né da proprietario a proprietario, e spero che le aziende assumano gente competente per fare operazioni così delicate.

          • LorenzoC

            Il punto e’ che la “migrazione” e’ un argomento vecchio quasi come Linux e stiamo girando in tondo.
            Faccio ancora l’esempio della mia esperienza personale: tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana mi sono trovato a pensare a migrare la MIA azienda a Linux, proveniendo da Microsoft.
            Motivo per migrare: niente licenze e costi annessi, maggiore liberta’ di scegliere come fare le cose e quali strumenti usare.
            Motivo per non migrare: costi di gestione dell’insieme MOLTO maggiori dovuti alla incoerenza e “labilita’” (oggi c’e’, domani forse) dei vari software, incertezza derivante dalla sopra citata liberta’ di scelta (se scegli lo strumento sbagliato all’universita’ non succede niente, sul lavoro fa la differenza tra la vita e la morte), difficolta’ di reperire know-how e “curva di apprendimento” generalmente sfavorevole.
            Ora, i limiti del “software proprietario” per una azienda sono anche i sui pregi, infatti una volta che sei su un binario e’ vero che non puoi svoltare e nemmeno spostarti a destra e sinistra di 3 centimetri ma nello stesso tempo questo, una volta fatta la tara, ti permette di non perdere tempo nel dovere continuamente ricalcolare tutto, sai che il binario e’ quello e che per andare da X a Y ci metti Z.

          • Nedanfor

            @LorenzoC
            Tutti problemi che, per passare da Mac PPC a Intel, da MacOS 9 a MacOS X, o da Windows XP a Vista/Seven non si pongono, vero? È un problema delle migrazioni, è l’azienda con cui (si spera) stipuli un contratto a doversene occupare. E l’affidabilità che hanno le applicazioni è la stessa di quelle proprietarie… Dipende solo da quanto il progetto sia conosciuto/finanziato. Se domani sviluppassi il database BlablablaSQL, con formato proprietario e non compatibile con nulla di esistente, un’azienda lo utilizzerebbe? Certo che no. Né se fosse libero, né se fosse proprietario: non sono, in quelle condizioni, un soggetto affidabile.

          • Idl3 Blogger

            @LorenzoC ha detto: “Si andiamo avanti seguendo la logica per cui la cosa migliore per il ‘software libero’ e’ che non lo usi nessuno”
            Ho il sospetto ti stessi rivolgendo a me. Nel caso voglio precisare che non ho scritto che non deve avere l’obiettivo della diffusione, ma solo che questo non deve essere l’obiettivo principale, per ottenere il quale tutto e’ concesso. Ci sono tantissimi esempi di PPAA ma anche societa’ private migrate parzialmente o totalmente al software libero. Esistono problemi tecnici, come software professionali di cui non esiste una versione libera altrettanto efficiente (ma bisogna valutare caso per caso se quella efficienza e’ effettivamente necessaria), o dati in formato proprietario che per essere importati nel nuovo sistema con software aperto necessiterebbero di personale qualificato. Il resto e’ solo un problema di abitudine, l’abitudine rende pigri e timorosi del cambiamento. Fortunatamente c’e’ anche chi riesce a rompere il muro dell’abitudine http://wiki.services.openoffice.org/wiki/Major_OpenOffice.org_Deployments http://www.fuss.bz.it/il-progetto-di-migrazione-software-libero http://scaloni.it/popinga/esperienze-di-migrazione-al-software-libero/

          • destynova

            E di grazia, dove sta questo mondo dove gli strumenti si modellano agli utenti?
            La realtà mi sembra diversa, la gente continua a fare i corsi per utilizzare applicazioni con una loro logica che deve essere compresa e padroneggiata.
            Office è sempre lo stesso per tutti i milioni di utenti che lo utilizzano, per tutte le migliaia di aziende che lo hanno adottato, tutte realtà diverse con le proprie esigenze ma il medesimo strumento. Chi ha il coraggio di dire che un utilizzatore di AutoCad non abbia dovuto adattarsi a questo strumento?
            Se ci si affida a prodotti già pronti, l’adattamento ad esso è la realtà a cui non si può sfuggire. Se un’azienda usa Office 2002 e vuole stampare in pdf, si adatta usando programmi esterni, se vuole continuare a leggere il proprio archivio di migliaia di documenti lotus, si adatta a utilizzare i viewer o a rassegnarsi di non averli più disponibili. La gente non vuole virus nel proprio sistema operativo, si è adattata a usare strumenti aggiuntivi…
            Diverso è il caso di applicativi creati su richiesta, ma non è questo il caso.
            Infine, occhio a non confondere i bisogni e le esigenze della realtà da migrare con quelli che in realtà erano i bisogni dell’applicativo da rimuovere. Con il tempo il bisogno dell’applicativo diventa un bisogno anche dell’utilizzatore creando dipendenza. Assecondare il lock-in va contro gli interessi delle applicazioni open source e va contro chi ne è affetto. Una azienda affetta da lock-in è una azienda che non può muoversi in libertà, che non è libera di scegliere. Se l’azienda è una PA il lock-in grava su tutti i cittadini indipendentemente dalle loro esigenze o dalle esigenze del territorio.

          • Archimonde

            Manchi nel dire che il software libero ha le sue mancanze proprio perché ogni dettaglio cresce in democrazia, e la democrazia è molto lenta.. GNU/Linux sarebbe un bellissimo modo per far crescere l’umanità mentre essa stessa fa crescere GNU/Linux, a differenza dell’alternativa che non fa crescere nessuno tranne se non se stessa, quindi non vedo perché continuare a legare i polsi a dipendenti e cittadini con software proprietario fatto su misura per dare dipendenza e ottenere un monopolio, vedo molto più intrigante invece Linux come un obbiettivo e una possibilità per l’umanità di crescere condividere ed evolversi.
            Chi litiga o mette in discussione Linux perché abituati alle belle applicazioni mirate con delle belle interfacce, vedo solo liberal ottusi ed incapace di vedere oltre il proprio individualismo.

      • Nedanfor

        Grazie per la brillante spiegazione: se inventassero la macchina del tempo ti inviterei ad andare 10 anni nel passato per fermare questi geni del cantone svizzero! Stiamo dicendo le stesse identiche cose in modi diversi.
        Se c’è una problematica X che tu (che fai il progetto) non consideri, allora sei un INCOMPETENTE. Qui non parliamo di utenti finali, qui parliamo di un PROGETTO per una PA. Andato a monte perché è stato progettato male (una persona seria avrebbe detto ‘è impossibile’ da subito, se così fosse stato, quanto meno). Che ce ne frega a noi della compatibilità hardware in questo contesto? Non stiamo parlando dal punto di vista microscopico (singola postazione) ma macroscopico (per l’appunto un progetto di migrazione).

  2. morocarlo

    ben 9 anni per tentare una migrazione?
    Dopo 9 anni le cose cambiano e non di poco… e magari trovarsi con sistemi e programmi non aggiornati o molto vecchie e con mancanza di utilità potrebbe essere stato un altro problema.
    Magari se si organizzavano decentemente spendevano meno soldi a far riscrivere tutti i programmi da 0 e trasferire i dati anche a mano… ci avrebbero messo sicuramente meno.

  3. Nedanfor

    A volte basterebbe affidarsi ad un’azienda seria e con un po’ di migrazioni alle spalle. Chi pensa che tutto sia magico ha sbagliato totalmente settore… Le problematiche sono infinite, dato che potrebbe bastare l’utilizzo del programmino ‘x’ a far saltare tutto. O un archivio intero di file proprietari. O qualsiasi altro obbrobrio mostruoso. Quindi prima si studia un piano credibile (basato sulla realtà, non tirato in aria) e poi si studia in quanto tempo e come applicarlo.
    PS. Problemi simili potrebbero benissimo esserci passando a MacOS o da Linux a Windows. Quindi piuttosto che immaturità del software parlerei di ‘incapacità oggettiva’.

      • Nedanfor

        È colpa di chi fa un progetto inapplicabile: sono dei venditori di aria. Io se facessi una consulenza la farei per le mie aree di competenza, si vede che coloro che hanno fatto questo bel progetto erano dei ciarlatani o, quanto meno, degli incompetenti in buona fede. Se una cosa non è possibile NON LA SI PROGRAMMA. Tutto il resto è totale mancanza di etica nel lavoro.

    • Andy

      Pero’ – soprattutto in ambito universitario, in Italia – abbiamo assistito a diverse migrazioni a OSX andate in porto con successo negli ultimi anni…

      • Frafra

        Anche a Linux, anche in biblioteche e in istituti superiori. Il difficile è migrare *da* piattaforme chiuse, non il migrare *verso* Linux o MacOS.
        @lola
        Se la gente decide di incatenarsi a soluzioni chiuse, non è certo colpa dei formati/sistemi liberi che ti permettono un’alternativa. Quindi si, è colpa di chi sceglie.
        Infine, una migrazione di 10 anni per un cantone svizzero… Non so le problematiche che abbiano avuto, ma sicuramente c’è stato qualche errore enorme: se non era possibile la migrazione, hanno sbagliato a farla, se era possibile e non sono riusciti a farla, sono degli incapaci.

          • Danielee mi

            Hai vinto un Oscar per “Miglior reinterpretazione delle frasi a proprio comodo”

          • Archimonde

            potrebbero esserci anche pressioni economiche di senatori, politici, banchieri o broker, consulenti collusi, che fanno un pò quello che fai tu qui @lola
            ;)

          • lola

            Cioè cercano di usere il proprio cervello per interpretare criticamente la realtà, invece che incanalarsi in uno schema predefinito dalla propria partigianeria?
            Wow hai una grande fiducia nella politica e nel sistema delle banche!

          • Nedanfor

            @lola
            Credo si riferisse a mazzette. Conosci il motivo per cui Brunetta ha fatto un’ingente donazione a Microsoft per un progetto sperimentale nelle scuole che, a quanto mi risulta, non ha mai preso pienamente il via (e non c’è stato un vero e proprio appalto prima, naturalmente)? Io non lo conosco, quindi dubito e quindi penso male. (Benché io non creda che tu sia qui perché stipendiata da Microsoft, ma piuttosto perché adori applicare la legge dell’ortica :) Ed in alcuni casi è veramente appropriato, in altri meno, ma è solo il mio punto di vista)

          • scienzedellevanghe

            è sempre responsabilità di chi progetta ed esegue la migrazione e di chi la riceve: è necessario valutare quale migrazione è plausibile, in quali tempi, con quale supporto all’utilizzatore finale, ecc… e dall’altro lato avere un minimo di elasticità mentale.
            Nel posto dove lavoro io (prima che venissi a lavorarci) si usava outlook exchange, poi si è passati a Zimbra. Fino a qualche mese fa la gente stava ancora a blaterare di problemi inesistenti… la web mail di zimbra era più complicata del client di outlook (non vero, ma comunque ignoravano che potevano benissimo riconfigurarlo coi parametri del nuovo server), che mancavano delle funzioni (che erano nelle opzioni in posizioni simili se non identiche a quelle di outlook) ed ignoravano il vantaggio di poter controllare la posta anche da casa (senza contare che nell’ultimo upgrade abbiamo anche attivato la chat :D ).
            La colpa è di Zimbra? Ho avuto problemi ben peggiori con l’upgrade di msoffice con l’interfaccia “ribbon”, ma non mi pare che nessuno possa incolpare microsoft.

      • Nedanfor

        Mai sentita un’università con OSX, però ne conosco di tante che usano Linux almeno lato server. Comunque sarebbe interessante fare una stima :)
        Di contro non ho sentito di nessun cantone svizzero migrato a MacOS, quindi direi che trovo incomprensibile il tuo paragone. Non ho detto ‘è impossibile’, ho detto ‘potrebbe presentare delle problematiche’ (a meno che gli amministratori non siano stati particolarmente lungimiranti scegliendo solo programmi/formati multipiattaforma e possibilmente liberi).

  4. bLax

    forse il vero problema è che non è stato fatto un lavoro a monte, spiegando la storia e la genesi di linux e il movimento opensource a chi poi dovrà usarlo….
    son sicuro che molta piu gente sarebbe concorde a potersi sforzare ad usarlo e trovare quelle intrinseche qualità che contraddistinguono questo sistema, benchè per i niubbi non faccia assolutamente differenza
    magari anche una pre-migrazione ai programmi che si trovano in linux come FF, OOo , thunderbird(?perchè non hanno usato quello?) avrebbe aiutato
    chiaramente se invece la cosa è stata “imposta” dall’alto senza una minima preparazione, il niubbo non trovandoci differenze qualitative preferisce la pigrizia mentale e la cara mamma M$
    peccato perchè questi sono duri colpi da digerire, in quel cantone potrebbero passare altri 20-30 anni prima che qualcuno riproponga una migrazione….sono duri colpi per un prodotto che ancora ha difficoltà a venir compreso il motivo stesso di esistenza, e del OS, e della struttura di bravi programmatori che ci sta dietro (perchè a questo mondo è impensabile che la gente contribuisca aggratis…ma siamo matti? è un pò qui forse il vero “kernel” della questione ;)
    spieriamo sempre in un mondo migliore và….

  5. lola

    “spiegando la storia e la genesi di linux e il movimento opensource”
    E lui ti risponde: Ma funziona? Fa le stesse cose che faceva quello prima? Io devo lavorare.
    “magari anche una pre-migrazione ai programmi che si trovano in linux come FF, OOo , thunderbird”
    Questa e’ la strada a mio parere. ^_^
    Se non riesci nemmeno a migrare a OO inutile pensare altro.

  6. Matty

    Triste finchè volete,ma alla maggior parte di quelli che lavorano non frega assolutamente niente se il software sia libero o no.
    “Io lavoro(cioè non mi sto divertendo)ho imparato ad usare questo,adesso mi dicono che devo reimparare tutto.
    Perchè? Perchè sì! Ma che la smettano di rompere i coglioni e mi lascino lavorare in pace!”
    Dove per molti il fattore libertà ecc. fa parte del settore “hanno solo delle balle”.

    • Idl3 Blogger

      Generalmente quelli che piu’ si lamentano del nuovo sono quelli che non sanno usare neppure il vecchio. Inoltre con tutti i soldi che la PA spende in corsi di aggiornamento e in formazione direi che questa e’ solo una scusa. Se parli invece dei settori privati allora ti do ragione.

  7. roberto

    La mia societa’ e’ migrata verso Ubuntu ca. 3 anni fa. Non abbiamo avuto alcun problema, grazie alla collaborazione di tutti.
    Se i dipendenti/collaboratori remano contro, non c’e’ alcuna possibilita’. Mi ricordo bene quando un mio caro amico ha dovuto imporre alla propria impiegata di utilizzare il pc causa gestione in telematico dei contatti con i servizi doganali.
    La sua impiegata non ne voleva sapere e qualsiasi motivo era buono per bloccare/avversare tale decisione, finche’ non e’ andata in pensione dando la colpa al pc che ha stravolto la sua vita… !! poveri noi…

    • Frafra

      Verissimo. Come in qualsiasi cosa d’altronde :) Scommentto che la tipa passava le giornate a dire “ah, com’era bello quando si facevano i calcoli a mano e le lettere si scrivevano col pennino!” :D

  8. destynova

    Tempo fa sono stato protagonista di un tentativo di migrazione, fallito poi, da Office a OpenOffice dell’assessorato dell’agricoltura della regione Sardegna, era il progetto “Mosaar”.
    Il progetto, curato dal gruppo Agile del dipartimento di ingegneria elettrica ed Elettronica di Cagliari, è partito all’insegna della prudenza con un lungo studio di fattibilità. I primi due mesi sono passati studiando la tipologia e la natura dei flussi documentali, analizzando le possibili criticità nell’utilizzo di OpenOffice e cercando soluzioni o procedure di soluzioni. Alla fine di questo studio preliminare è stata studiata una prima strategia di migrazione, ovvero i task da eseguire, le politiche di intervento e di gestione dei documenti a seconda dei diversi scenari in cui un impiegato si potesse trovare.
    Quindi sono state migrate a OpenOffice 6 impiegati, 4 di uno stesso settore, 2 in altrettanti settori (perché? Boooohhh). Due settimane di feedback e quindi integrazione di nuove soluzioni nella precedente strategia.
    Infine la terza fase, migrazione di due settori, una ventina di impiegati, per la verifica finale della fattibilità.
    A sostegno della migrazione doveva arrivare anche la legge regionale in favore dell’open source.
    I problemi sono iniziati già nella prima fase, l’analisi documentale si è rivelata inutile, il campione di documenti che ci è stato consegnato non era rappresentativo, solo una piccola parte delle problematiche emerse durante questa fase poi si sono manifestate durante la fase due e tre.
    Durante la fase due vengono migrate due risorse appartenenti a settori diversi con il risultato di isolarle dai loro colleghi. Sempre in questa fase ci viene inaspettatamente ordinato di modificare le policy di salvataggio dei documenti, se prima si poteva usare l’odf, il pdf e il doc a seconda del contesto, ora ci viene imposto l’uso dei formati office, sempre. Nonostante il nostro (università) parere contrario il referente della regione non recede dalla sua posizione e siamo costretti a iniziare la sperimentazione con una strategia non più attuale…
    Nonostante tutto la seconda fase non va male, i problemi sono banali, spesso derivanti dall’uso esclusivo del formato Office in ogni fase di lavoro… Elaboriamo alcune strategie per evitare questi problemi, cassate o ignorate…
    Terza fase, un macello!!! Il sistema di amministrazione remota delle postazioni windows fa cilecca, in alcuni casi resta office, in altri non resta nulla, in altri ancora OpenOffice è in inglese. Le associazioni ai file si incasinano, emergono bug di Outlook express e mancanza di font. Nessun problema correlato a OpenOffice ma solo allo stato pietoso delle installazioni, però tutte le colpe vengono attribuite alla suite libera, qualcuno è arrivato ad associare il malfunzionamento del mouse al nuovo programma…
    A parte questo problema, si incontrano resistenze alla migrazione, iniziano i problemi dell’uso esclusivo del doc con OpenOffice (come avevamo temuto e prospettato) però si può lavorare comunque, i problemi restano banali e “facilmente risolvibili da chi avesse un minimo di conoscenza dell’uso di un word processor”. Alla fine la situazione si stabilizza e tutti concordano sulla fattibilità del progetto di migrazione dell’intero assessorato.
    Ma per dare il via alla fase operativa, l’assessore pone una condizione, vuole le spalle coperte da una legge. Il disegno di legge arriva ma poi Soru si dimette il giorno prima della sua prevista approvazione…
    L’assessorato non si fa sentire più per 6 mesi, si attua una specie di Mosaar 2 ma ormai tutto è compromesso e a Ottobre del 2009 tutto finisce.
    Certamente OpenOffice ha le sue lacune ma il fallimento di questa migrazione è tutta da addebitarsi alle oscure dinamiche che regnano nella pubblica amministrazione. Anche l’organizzazione del lavoro degli impiegati ha le sue colpe, la mia impressione è quella di procedure e abitudini fossilizzate e non più modificabili, come quella di utilizzare documenti modificati mille volte per crearne uno nuovo, oppure come quella di avere database con decine di migliaia di record implementati con excel…
    In Svizzera ci sono stati contrasti interni? Nessuna sorpresa, purtroppo non conosco il tedesco e quindi non ho tutte le informazioni che servirebbero per analizzare questo caso, però se si incontra un problema tecnico in genere lo si può sempre risolvere (ovviamente al prezzo di + tempo, + soldi) i contrasti interni, invece, sono decisamente più insidiosi, non si possono risolvere se ne deve eliminare la causa.

    • Idl3 Blogger

      Grazie per aver condiviso l’esperienza, anche perche’ nonostante avessi letto a suo tempo qualcosa, poi mi sono totalmente dimenticato, quindi appena ho letto Mosaar mi son ricordato. Anche se quasi quasi avrei preferito non farlo visto l’esito della storia, che per certi versi e’ allucinante (la storia del mouse e’ perfino divertente nella sua assurdita’), anche se purtroppo mi sa che e’ la norma.
      Tanto per sapere se e’ stato solo tempo e denaro sprecato, il lavoro svolto dal Dipartimento con qualche modifica e’ possibile usarlo per altre eventuali iniziative analoghe (magari con finale diverso) o e’ troppo specifico per quel caso?

      • destynova

        Ovviamente di aneddoti ne avrei altri, quello del mouse non è poi così assurdo, l’impiegata era anziana e probabilmente non aveva molta dimestichezza con il pc, però è divertente e istruttivo in quanto questo è lo stato di cose nella PA e nelle migrazioni si devono fare i conti con la realtà e non con i desideri. Poi vabbè, il minimo che mi aspetto da un impiegato è la conoscenza dell’uso di strumenti di word processing e di altri applicativi per ufficio, mi aspetto che conoscano il significato di tabulazione, rientri, template, etc etc. Ecco, la “norma assurda” sono proprio documenti formatati a forza di spazi, senza utilizzare gli stili, con combinazioni assurde di tabulazioni e spazi.
        Se OpenOffice sgarra una tabulazione di un documento .doc, non ci dovrebbero essere grossi problemi nel correggerlo, invece…
        Riguardo i soldi spesi, la cosa ormai è pubblica, almeno per Mosaar, e quindi posso anche dire che l’università ha preso 45000 euro per il progetto, a lavorarci eravamo in tre, un assegnista quindi già pagato con fondi statali, e due collaboratori costati insieme meno di 3000 euro (pagati da uno spinoff dell’università). All’università, quindi, è arrivata una vagonata di soldi (1/3 all’uni, 1/3 al dipartimento, 1/3 al gruppo) e sono contentini, con la migrazione sarebbero arrivati altri soldi ma pazienza.
        All’assessorato non gliene frega nulla, erano soldi che doveva spendere in qualche modo, lo ha fatto e quindi è tutto ok. Non a caso si parla dell’assessorato con la maggiore disponibilità di spesa nell’amministrazione sarda. E poi qualcuno ha avuto la possibilità di intervenire nei convegni, quindi immagino sia contento.
        Da parte mia non ci ho guadagnato molto, almeno in termini monetari, però l’intera esperienza di questa sperimentazione è mia e del mio collega, non ci sono documenti pubblici che trattano e analizzano il progetto. Ho accumulato esperienza importante sul mondo IT, ho osservato, migrazione a parte, come il mondo dell’open source sia presente nel mercato e le dinamiche associate.
        Comunque, ogni migrazione è diversa dalle altre, in parte per ragioni tecniche ma soprattutto perché il contesto in cui si opera influisce notevolmente sui processi di migrazione. In alcuni casi la migrazione è più un problema sociologico che tecnico, non si può ridurre la questione alla mera funzionalità di qualche applicazione. Sempre in assessorato, prima di Mosaar, era stata già fatta una migrazione di suite di ufficio, da Lotus a Office. Un bagno di sangue, compatibilità nulla in entrambe le direzioni, centinaia di documenti persi e dimenticati, nessun studio preliminare, migrazione effettuata.
        Mosaar proponeva una buona compatibilità, nessun documento perso, pianificazione e studi preliminari, migrazione abbandonata…
        Anche l’amministrazione della provincia di Cagliari è migrata, con successo, a OpenOffice, anche loro senza grandi studi preliminari, hanno fatto tutto in casa. Come ci sono riusciti? Agli impiegati hanno prospettato due sole possibilità:
        o così o così… ;) insomma, era un ordine dall’alto e non c’era nulla da discutere…
        Per mia esperienza, potrei dire che:
        1) mai usare in maniera esclusiva il formato Office con OpenOffice, usarlo solo se necessario e come ultimo salvataggio. Non è una questione ideologica è proprio una questione puramente tecnica.
        2) dire sempre la verità agli impiegati, se ci saranno problemi dirgli che ci saranno problemi. Mentirgli ha come conseguenza averli contro quando la verità viene a galla che è, guarda caso, il momento in sarà cruciale la loro collaborazione.
        3) Istruire i dipendenti sui rudimenti di word processing.
        4) L’impiegato non deve avere scelta riguardo la migrazione, in caso contrario sceglierebbe di non cambiare nulla!

        • Idl3 Blogger

          Qui ci sono problematiche enormi che vanno al di la dei progetti di migrazione, dal ricambio del personale alla sua formazione, ecc. Poi tutti i problemi legati alla paura della novita’. Comincio a pensare che sia necessaria la presenza di uno psicologo del lavoro per agevolare il passaggio al software libero nelle PPAA.
          Riguardo te, ti auguro di mettere a frutto questa esperienza acquisita.

          • destynova

            Guarda caso proprio il responsabile della migrazione a OpenOffice dell’ospedale Galliera parlò di bisogno dello psicologo durante quel progetto.
            Certo, qualche aiuto da parte di OpenOffice non guasterebbe in una migrazione…

        • Amon Paike

          …a piccoli passi ma sempre più incisivi, la cosa più dura è abbattere la pigrizia al cambiamento.
          Ormai sono ottimista.
          Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
          Ormai il cambiamento è in atto, mancano pochi metri alla meta :)

      • destynova

        Nel caso di mosaar, forse la politica avrebbe potuto avere un ruolo positivo. Nell’amministrazione Soru erano presenti diverse persone pronte a sostenere l’open source, nell’attuale amministrazione non c’è nessuno e nessuna risposta è venuta alle richieste di pronunciarsi o meno per la migrazione, totale indifferenza.
        Ma la vera perversione è dover dipendere dalla politica per queste questioni, nella pubblica amministrazione nessuno muoverebbe un dito, nessuno si assumerebbe la responsabilità senza un avallo politico. Non è una questione di soldi, una volta stanziati la PA può spenderli come vuole, basta che sia una cosa innocua. In assessorato, in un magazzino, hanno una grossa quantità di vecchie webcam mai usate, mi è stato spiegato che i soldi per materiale informatico erano stati stanziati e dovevano essere spesi, così funziona, spesso.
        Forse è “innocuo” la parola chiave per descrivere il fallimento del progetto Mosaar, il non voler rischiare nulla ha fatto si che il referente della regione ci obbligasse all’uso esclusivo dei formati Office. Non voleva porre gli impiegati di fronte al problema di scegliere il formato di salvataggio, o quello di gestire più formati, non voleva che gli impiegati fossero messi di fronte a un cambiamento.
        Peccato che salvare più volte in formato office produca, con OpenOffice, dei documenti con sempre più errori spesso non prevedibili e non riproducibili. E di questo è stato informato…
        Unica consolazione, i server erano tutte macchine linux tranne una per la distribuzione software.

  9. Mourinho

    Il problema sono gli standard, punto!
    Oggi purtroppo enti e pubblica amministrazione non utilizzano e non sostengono gli standard ma gli standard di fatto!
    Quando questo, per legge, cambierà forse le cose cambieranno in meglio!

    • Idl3 Blogger

      Piu’ che altre leggi (c’e’ la Direttiva Stanca sull’Open Source ad esempio) servirebbe che applicassero quelle esistenti. C’e’ stata anche recentemente una pronuncia della corte costituzionale che ha dichiarato legittimo per la PA accordare preferenza nelle gare di appalto a programmi sotto condizioni di Software Libero.

      • Mattia

        Mah, non credo, quasi tutti hanno sentito nominare almeno una volta nella vita la parola “linux”, e da lì a fare una ricerca su google il passo è breve, forse sbaglierò.

    • GNAM

      Un classico. Quando Linux fallisce è sempre colpa di incompetenti.
      Anche a Monaco? Anche le distro Linux sui Netbook?
      Anche Meego?

      • Nedanfor

        Le distro sui netbook, per bocca di chi le vende, non sono fallite. E no, non citarmi XandrOS e quella robaccia lì. Pure il SistemaPiùBelloDelMondo™ non lo userebbe nessuno con quella GUI che è una via di mezzo tra una bestemmia e l’assenza totale di studi sull’usabilità. MeeGo adesso ha un nuovo addetto costato milioni… AH NO! Scusami, sta morendo, come dicevi qualche post fa.
        Monaco invece fu per degli incompetenti, ma non è questione di Linux, di software libero, di quello che ti pare. È questione di migrazioni. Se tutti coloro che sono responsabili/collaborano al progetto sono competenti e svolgono il loro lavoro a dovere, allora la migrazione avviene. Altrimenti non avviene e si buttano i soldi. È logica, è true o false… A meno che non ci sia di mezzo la divina provvidenza, ed in questo caso dubito :D

          • Nedanfor

            Se assumi uno per pitturarti la casa, lo paghi e non lo fa e ti dice che è colpa della vernice (e magari può anche avere ragione) con chi te la prendi? Con lui che ha sbagliato vernice, o che non sapeva applicarla. Se la pensassero tutti come te sarei andato a fare il muratore già da un pezzo…
            E visto che ci sono vorrei chiedere un chiarimento a @paolo sulla presunta morte di MeeGo (Nokia non doveva passare ad Android/W7?).

      • destynova

        Se una migrazione fosse una questione esclusivamente tecnica, durerebbe una settimana, forse un mese o due qualora coinvolgesse un gran numero di persone. Ma le migrazioni sono questioni per lo più umane e quindi decisamente più complicate.
        Questa migrazione è iniziata nel 2001, sono stati necessari 9 anni per scoprire che quanto si era iniziato non aveva i requisti minimi di fattibilità? Evidentemente manca qualcosa della storia di questa migrazione, se un requisito software non è soddisfatto, bastano qualche mese per rendersene conto, sono gli studi di fattibilità. Non farli è da incoscienti…
        Poi, tirare in ballo anche le distro dei netbook o meego (è fallito) mi sa più di trollata…

  10. Amon Paike

    aspettate che esce chromeOS, che si diffondano per bene i Tablet Android e che nascano ed evolvono nuovi sistemi linux powered di “nuova generazione”la gente fra 2 anni chiederà a gran voce solo questi sistemi.
    I ragazzi andranno a scuola con i Tabled al posto di quaderni penne e libri.
    (beati loro io mi rompevo la schiena con quei zaini di merda pesantissimi)
    opensource nelle amministrazioni è già scritto sulla pietra.

    • lola

      “opensource nelle amministrazioni è già scritto sulla pietra.”
      Il problema e’ che le tavole di pietra non sono compatibili con il formato .doc!

    • destynova

      la gente chiederà a gran voce solo questi sistemi, peccato che poi non risponderà nessuno…

  11. Scatto

    Nella biblioteca della mia città vi sono tre postazioni per la navigazione.
    Praticamente con Win erano inutilizzabili (virus, crash vari, programmi installati da chiunque) sempre se non erano in “riparazione”.
    Un giorno, preso dalla rabbia ho scritto una lettera al comune dicendo in sitesi: “questi pc servono per navigare, usate linux. Va bene e non costa nulla… vedrete che vi conviene”.
    Confesso che avevo poche speranze.
    Dopo tre mesi, mi ritrovo Ubuntu su tutte le macchine. Non si è lamentato nessuno, e ancora (dopo 6 mesi) non sono finiti in riparazione (normale, direte voi… ma per chi ci lavora li è un mezzo miracolo).
    Secondo me bisogna cominciare per gradi, in modo che la gente pian piano si abitui al “diverso”, si incuriosisca, capisca che esiste una alternativa… Una migrazione radicale è controproducente.
    L’evoluzione, in natura, è lenta e graduale. Bisogna avere pazienza.

  12. Barra

    Mi chiese se chi ha lanciato e messo in piedi la migrazione non abbia sottovalutato l’impegno che si è preso in carico. Migrare una PA significa portarsi dietro 1000 applicativi e come qualcuno ha già fatto notare questo non è facile. Uno dei segreti di chi fa software closed è farlo in modo che diventi difficile passare i dati a una soluzione concorrente (e avendo lavorato con decine e decine di gestionali diversi negli ultimi 15 anni ne ho avuto esperienza). Qui non c’entra l’open o il closed ma è propri un “metodo di lavoro” di chi sviluppa software (che si tiene stretti anche i clienti che ormai ODIANO il programma perchè è troppo complesso migrare ad altro).
    L’altro problema è probabilmente legato alle competenze…
    I tecnici che lavorano in un ente pubblico spesso non sono “altamente preparati” (fare il sistemista in una banca penso che paghi meglio in svizzera). Se il personale che avrebbe dovuto segnalare, gestire e risolvere le problematiche non conosce linux che senso ha una migrazione?
    Tornando a un post dell’uomo dello spazio prendiamo l’esempio di quella grande (e anonima) azienda che ha migrato 20.000 postazioni a linux. Lo ha fatto con l’appoggio di un’azienda del settore (Canonical appunto). Si sono analizzati i problemi, l’azienda trova le soluzioni e, immagino, FORMA IL PERSONALE TECNICO….
    Non ci vedo Mark shuttleworth a fare un corso alle segretarie dell’azienda in questione, ma per i tecnici è fondamentale! Se questi non sono in grado di capire gli errori a video, non sanno installare una stampante, non conoscono gli applicativi non si va da nessuna parte, anche con Canonical (o RH, Novell ecc) alle spalle!.
    Non dimentichiamoci poi che spesso queste campagne sono lanciate in periodi elettorali per ridurre i costi delle PA ma i politicanti in questione però non hanno mai fatto 2 conti sui costi legati alle migrazioni….
    Vinte le elezioni mettono su i progetti (tra una velina e un pò di polvere bianca) ed ecco che arrivano preventivi con piani di ammortamento che porterebbero a spendere di più per tutta la durata del mandato per avere un risparmio economico a partire dalla legislazione successiva con il rischio quindi che il merito se lo prenda qualcun altro!

  13. Andbax

    Come è stato già abbondantemente sottolineato il punto chiave è la volontà dei dirigenti a fare la differenza.
    Se il capo dice “da domani si passa a Open Office perchè la mia segretaria bionda ha detto che è meglio e che in 10 anni mi fa risparmiare Xmila euro” dal giorno dopo ecco che inizieranno a comparire gli OO sui desktop della gente. Gli impiegati diranno “ma che palle non mi va più il bollitore elettrico da quando c’è quella diavoleria nuova” ma passato 1 mese nessuno si ricorderà più che c’era office.
    Ci sono tuttavia dei lock-in che è difficile bypassare. Dove lavoro io gestiamo una base dati parecchio consistente per una Regione. Con cosa? Filemaker. Perchè Filemaker? Al prossimo bando voglio vederli ad uscirne. Riscrivi tutto in php/mysql? Ti ci vuole qualche anno ma si fa. Migri la base dati? ahaha auguri. E’ difficile fare un passaggio da FM 6 al 9+ figurati su Mysql.
    Tuttavia per tanti applicativi nuovi le PA dovrebbero rendere OBBLIGATORIO che gli strumenti utilizzati siano FOSS proprio per evitare il problema che ho citato sopra.

    • LorenzoC

      Le PA sono aziende. Le aziende comprano servizi IT come comprano le matite. Non c’e’ una ragione in Filemaker se non l’offerta presentata a suo tempo dal tale fornitore che l’ha spuntata contro eventuali offerte di altri fornitori.
      Problema: arrivi tu dalla azienda X e gli proponi un servizio che usa software open source. Arrivo io e gli propongo un servizio che usa software proprietario. Sai cosa capisce il cliente? Che tu sei “pincopallino” e io sono Microsoft (nome a caso). Se poi andiamo alle brutte, io posso fare il lavoro anche in perdita pur di prendere il cliente se penso che ci siano motivi strategici, posso agire sopra e sotto in termini piu’ o meno “ufficiali” e tu rimani “pincopallino” con la tua simpatia e la tua conoscenza tecnica, che non interessa a nessuno dei tuoi interlocutori.
      Tutto questo ovviamente nella ipotesi che il software opensource sia almeno equivalente a quello proprietario o migliore. Cosa che non e’ poi scontata come in questo blog ovviamente si afferma.

      • Nedanfor

        La PA, a differenza di un’azienda, deve essere trasparente coi cittadini. E che può fare un contratto con Red Hat come ha fatto il parlamento italiano (e non se ne stanno lamentando, stranamente), spendendo un decimo di quello che spendeva prima (sempre che vi sia tutto il software equivalente e che non vi siano problemi di sorta, altrimenti la migrazione 1:1 è impossibile, naturalmente).
        La PA inoltre, da brava azienda, dovrebbe spendere il minimo possibile. Non so se il tariffario Microsoft è diverso da Bolzano a Roma, ma Bolzano ci sta risparmiando parecchio, tanto per fare un esempio (e ci sono casi in tutto il mondo… ma son argomenti triti e ritriti, tanto che non capisco perché ti senti così moralizzatore quest’oggi).
        PS. Esempio di affidabilità del software libero: Python è usato da NASA e Google. Linux è usato da NASA, Google, dall’NSA, dal CERN… FreeBSD è usato su tutti i server di Yahoo!, per citarne un altro. Devono essere tutti scemi, suppongo. (Mai come quei folli di Nintendo e Sony… Loro si affidano addirittura alle OpenGL ES!).
        PPS. Esempio di non affidabilità del software proprietario: Microsoft Money e il suo formato proprietario. Ma Microsoft non era più affidabile? Eppure GNU Cash c’è ancora, per assurdo.

        • GNAM

          E’ solo una mia stima personale, ma scommetterei che in ambito scientifico Linux viene usato sempre di meno.
          E appena inseriranno una libreria ufficiale di calcolo numerico/analisi dati nel .NET FRAMEWORK…
          Questa è un’idea di cui Microsoft non ha ancora colto l’importanza
          (anche se esiste un F# power pack che fa qualche conto con matrici)
          Speriamo che non stiano leggendo questo post.

          • Nedanfor

            (Proprio qualche tempo fa la NASA ha annunciato un altro progetto Python-based. E ho scoperto che sempre più università negli USA introducono alla programmazione attraverso Python, purtroppo però ho perso l’articolo. Comunque non mi è giunta voce di nessun progetto scientifico che ha abbandonato GNU/Linux o il software libero)
            Io spero che lo leggano e lo facciano, mica c’è problema. Il mondo è bello perché è vario :) Però il .NET ha lo svantaggio di non essere portabile e Windows ha lo svantaggio di fare schifo lato server. Inoltre la maggior parte dei progetti che necessitano di analisi dati necessitano di efficienza e potrebbero volere del codice compilato piuttosto che interpretato (a meno che l’interprete non sia JIT, assumendo che esso possa essere più efficiente del semplice codice compilato)… C’è un’implementazione del .NET che lo permetterebbe?

        • Barra

          Tutto giusto ma un appunto: RH non penso che sia costata meno di MS, anzi, probabilmente è il contrario (almeno nel breve periodo).
          Il problema per una PA (ma anche per un’azienda) non è solo la spesa ma anche L’INVESTIMENTO nel lungo periodo!

          • Nedanfor

            Le migrazioni costano una tantum, poi di anno in anno si hanno spese in meno (parlo piuttosto genericamente). E tutto ciò senza neppure considerare problematiche a mio avviso molto importanti, come la trasparenza verso i cittadini :)

  14. GNAM

    Credo di aver gia’ spiegato come si fa a una migrazione all’opensource.
    Il segreto è la GRADUALITA’. Questo è il concetto che sfugge a molti.
    Il problema è che ci rivolge agli esperti Linux, che ti fanno subito mettere Linux.
    E allora PATATRAK!
    In realtà, per una corretta migrazione,
    è sufficiente utilizzare openoffice.org per una ventina d’anni (in Windows),
    e nel frattempo liberarsi dei software proprietari che si sta utilizzando (tenendo comunque Windows)
    Se le cose saranno andate bene,
    dopo 20-25 anni si potrà pensare di passare a Linux.

    • Nedanfor

      Ma dai, i piani di Zedong erano quinquennali… E lì si trattava di rieducare la popolazione cinese, non una ventina di impiegati :P A parte le battute, la gradualità non è detto che serva… Dipende da caso a caso. Se devono essere sostituiti tutti i software, allora è necessaria, questo sì. Ma Bolzano ci ha messo meno di 20 anni, quindi dovresti rivedere le tue stime (oppure studiare il singolare ed innovativo metodo Bolzano, non saprei).

      • GNAM

        Ma, dopo Monaco e Svizzera, è la PROVINCIA DI BOLZANO il nuovo riferimento delle pubbliche amministrazioni linare?
        Se col metodo “fretta” abbiamo ottenuto lo 0.00001% delle pubbliche amministrazioni,
        non sarebbe forse meglio metterci 20 anni e conquistare un numero maggiore di pubbliche amministrazioni?

        • Idl3 Blogger

          Perche’ scrivi “abbiamo ottenuto”? Noi non abbiamo fatto nulla, ne’ io, ne’ tu (che io sappia), e’ merito di chi ci ha lavorato, di chi ha portato l’idea all’attenzione delle amministrazioni locali, di chi ha recepito questa idea e l’ha messa in pratica, di chi ha agevolato il percorso ecc.
          Se magari ci fossero piu’ persone attive quella percentuale che tu quantifichi nello 0.00001% sarebbe molto piu’ alta. Siccome in tanti si lamentano ma poi non fanno granche’, la situazione e’ questa. Ci sono Paesi (l’Italia non e’ la messo peggio, ma neppure tra i virtuosi) che sono molto avanti nell’uso del software libero nelle PPAA. Ho l’impressione che troppo spesso invece qui si aspetta che miracolosamente in base a chissa’ quale intervento divino il software libero diventi improvvisamente di qualita’ talmente alta da mettere in ombra non solo software proprietario ma anche l’azione lobbistica dei suoi produttori.

        • Nedanfor

          Fretta? Una conversione in 2-3 anni si fa benissimo, se si hanno i mezzi adatti. Tutto è relativo a mezzi e contesto, tuttavia. Tra i mezzi vi dovrebbe essere anche il cosiddetto “personale competente” che si occuperà della migrazione.
          PS. Di riferimenti ce ne sono a centinaia, Bolzano è solo uno degli esempi migliori in Italia ed è per questo che mi piace evidenziarlo. Tanto per fare un altro esempio: RHEL la usano nel parlamento italiano e non hanno mai avuto problemi, a quanto mi risulta ;)

    • Idl3 Blogger

      La gradualita’ spesso si trasforma in eternita’. I piccoli passi sono un sistema logico di fare le cose (in certi ambiti), purtroppo pero’, se chi ha fatto partire il “cambiamento graduale” viene sostituito, quel percorso si interrompe. Inoltre in certi casi i sistemi ibridi possono creare piu’ problemi di quanti non ne risolvano.

      • Barra

        Gradualità IMHO significa web-app, intranet, astrarre l’applicativo dal client spostandolo sul server.
        Lo faccio con regolarità per i miei clienti e di solito riconoscono che i vantaggi superano di gran lunga i limiti a cui si deve sottostare….
        Le forze dell’ordine lo hanno fatto. Usano una intranet che permette, grazie a un sistema di credenziali e permessi (spero) ben sviluppato, di avere un unico archivio costantemente aggiornato. Qualche anno fa seguito le macchine delle carceri di Modena, parlando con il personale mi raccontarono un pò di aneddoti, tipo richiesta di trasferimetno di un detenuto morto da oltre 1 anno. Questo a causa della gestione che ai tempi era “apro office, scrivo il testo, stampo e mando un fax”.
        Iniziassero a scrivere applicativi web e poi tra qualche anno si potrà pensare a una migrazione a linux.
        P.s. anche le questure fanno uso di un app web per denunce e simili, usato di persona (purtroppo) per i 2 furti subiti in laboratorio nel 2006: windows 2000, adobe acrobat reader, un browser e nient’altro (perchè la macchina era troppo lenta). Passare queste postazioni a linux sarebbe un problema?

        • Idl3 Blogger

          Si, vabbe’, se devo condividere al 100% quello che scrivi comincio pero’ a chiedermi perche’ me l’abbia scritto come risposta al mio commento. Allora cerco di rispondere chiarendo cio’ che puo’ averti portato a rispondere a me:
          1) Ho criticato la gradualita’ cosi’ come espressa da GNAM (20-25 anni). Ecco, secondo me questa gradualita’ si trasforma in eternita’. Graduale si, ma deve avere un limite, secondo me anche oltre i 2-3 anni comincia ad essere troppo, e in questo tempo ho compreso anche la formazione del personale. Le aziende e la PPAA devono avere certezze, una perenne migrazione crea incertezza, quindi piu’ e’ rapida meglio e’ (nei limiti della fattibilita’).
          2) Quando scrivi:
          > “Passare queste postazioni a linux sarebbe un problema?”
          mi chiedo se ti riferisci a quando ho scritto: “Inoltre in certi casi i sistemi ibridi possono creare piu’ problemi di quanti non ne risolvano.”. Se e’ cosi’, lo ribadisco, in certi casi i sistemi ibridi creano piu’ problemi di quanti non ne risolvano. Ovvio che passare delle macchine vecchie a GNU/Linux non crea problemi, a meno che poi non si cerchi di scambiare file tra queste macchine e le altre (con OS proprietario) in formati particolari.

  15. Andbax

    Tutto inizia da qui:
    http://bit.ly/dplwtD
    La scuola. Se i ragazzi di 15 anni iniziano ad usare os GNU/Linux based e si schiodano dalla capoccia che internet=IE (cosa che se avete figli/nipoti risulta a dir poco evidente) siamo a cavallo. Secondo me è proprio qui che linux dovrebbe cercare la maggior penetrazione viste le enormi oppotunità di insegnamento che offre e il costo 0 che viste le casse della sQuola italiana farebbe molto comodo.

  16. d4n1x

    Dopo aver letto tutti i vostri post, faccio un mio commento. Intanto io non penso che la colpa sia di “linux” (già questo modo di parlare è scorretto perché linux funziona casomai sono gli applicativi che mancano), ma a maggior ragione sbagliato per il semplice e banale motivo che una migrazione prima di iniziare deve essere fatta con senno, faccio un esempio se io su un qualsiasi sistema proprietario uso l’applicazione X e nel sistema a cui io devo migrare non esiste un’alternativa corrispondente già la migrazione che sto facendo è sbagliata e fallace in partenza. A mio parere (scusate il termine) dire è da ignoranti del sabato pomeriggio che sparlano di blasfemie informatiche. E’ come dire che Windows ha fallito perchè nel mondo server non sfonda.
    Secondo punto prima di sparare a 0 capirei la complessità delle migrazioni (di qualsiasi essa sia), provate a prendere anche solo una persona e a modificargli o a cambiargli uno solo dei programmi che usa tutti i giorni e vedrete che si lamenterà all’infinito se non è una persona che ha una testa flessibile, ma soprattutto se è uno di quelli “io so usare il pc, ma in realtà sono un piccolo automa a stati finiti”.
    Ora per non fare solo il pro open/free la sparo a 0 anche sul resto tranquilli. Intanto inizio dicendo che molti dei problemi che nascono nelle migrazioni sono proprio nel far passare documenti o database fatti con un applicativo in un’altro, sempre per il solito motivo ovvero: la volontà dell’azienda A di incatenare gli utenti al proprio prodotto. E qui bisogna dare meriti a molte applicazioni open che si fanno il sedere per cercare di avere compatibilità con software e standard che poi tanto standard non sono (e qui mi viene da ridere perchè il giorno che l’applicativo proprietario non verrà più sviluppato ste aziende rimangono con software datato e non standard pur di non spendere soldi per migrare ad altro). Ad onor del vero c’è da dire che alcuni software non sono paragonabili, ad esempio OOo non è paragonabile a quello Microsoft (non parlo della bellezza estetica ma delle funzionalità), Ovviamente se non si necessità di fare presentazioni power point 3D o tabelle exel con milioni di record o menate strane con access OOo è perfettamente paragonabile a Office 2010. Ovviamente bisogna anche capire che per mettere un chiodo al muro magari non c’è bisogno di un martello pneumatico. Sul fatto difficoltà di utilizzo io non sono neanche troppo d’accordo, ok magari alcuni software hanno un’interfaccia bruttina, magari perchè sviluppata anni prima, o semplicemente per cattivo gusto del/dei developper ma comunque il problema non è come si risolve un problema ma è come è il risultato, se usando due prodotti diversi arrivo al medesimo risultato allora vuol dire che i due prodotti sono similari e che funzionano entrambe. Ad esempio io trovo molto più semplice usare GIMP e non photoshop, come io ho avuto 1000 difficoltà usando macOSX anche nelle cose più semplici (ad esempio la visualizzazione delle foto), e come altre 1000 persone hanno problemi nel mettere la musica nel proprio iPod. Ovviamente dopo aver eseguito un operazione la prima volta la seconda si riesegue in 5 secondi e sembra tutto facile. Quand’è che si può parlare di non usabile? quando ad esempio per impostare il pannello di un programma devo andare dentro opzioni/preferenze invece che su finestre o visuale. Insomma dire che non sono usabili solo per una questione estetica è ancora da ignoranti che farebbero meglio a capire cosa vuol dire usabile. Poi concordo che un programma bello esteticamente invoglia di più l’utente ad utilizzarlo, ma non per questo vuol dire che faccia il lavoro meglio o renda più facile il lavoro. Un esempio palese di questo è Office 2010, con il suo nuovo sistema di menù che sembra ostico da usare ma è molto più semplice e banale e anche se esteticamente magari non è bellissimo è molto meglio di avere 1000 menu e sotto menu a tendina.
    Concludo rientrando nel tema migrazioni è vero questa migrazione è fallita, vuoi per colpa di applicazioni non esistenti su linux, vuoi per la testa dura degli utenti, vuoi per spinte finanziare opposte, è fallita. Di tutto ciò a me non interessa per il semplice fatto che ognuno usa lo strumento che vuole per raggiungere uno scopo, io ad esempio per programmare in C mi trovo meglio su linux che su windows e uso linux altri invece si troveranno meglio su windows. Il concetto è che il pc non è una religione ne una guerra di marchi, il pc è solo uno strumento che deve portare a soluzione i problemi di tutti i giorni fine.

  17. Ivan Bortolin

    Premetto, non ho letto tutti i commenti.
    Sono tra gli organizzatori della manifestazione nella quale abbiamo ospitato l’intervento dei Prof. Rento e Monastero (mi scuso per la qualità audio dei video, ma la telecamera era quello che era).
    La cosa fondamentale per la migrazione in un ente pubblico (che sia scuola, comune, ospedale, ecc), come anche in un azienda, è la volontà politica e dirigenziale.
    Parlando con vari tecnici che lavorano in quell’ambito, vi assicuro che tranne per qualche applicativo (e ce ne sono sempre meno), tutti i software a pagamento attualmente utilizzati possono essere sostituiti dall’equivalente open.
    Quello che manca è un ordine dall’alto che imponga la decisione su tutti. Se manca quello (ed anche un relativo stanziamento di risorse, mezzi e uomini), puoi fare veramente poco ed ogni tentativo mi migrazione sarà un fallimento perché ostacolato in ogni modo da chi lavora negli uffici e non vuole sbattersi per imparare un altro sistema di lavoro.
    Questo è il problema fondamentale, la resistenza umana al cambiamento. Tutti gli altri problemi tecnici (tranne come già detto alcuni applicativi particolari) si possono tranquillamente risolvere.
    Ivan
    P.S: suggerisco anche quest’altro video sempre realizzato da Asci relativo ad opensource e pubblica amministrazione: http://www.youtube.com/watch?v=FbYGD44874g&feature=channel

  18. Pingback:La Borsa di Londra prova Linux con successo | pollycoke :)

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