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Fotorecensione di KDE 4.5.2 e openSUSE 11.3

KDE 4.5.2Sono passati sei mesi dalla mia ultima recensione di KDE (cfr “Fotorecensione di KDE SC 4.4.2“) e per un progetto open source con la vitalità di KDE si tratta di un tempo veramente lungo.
In questi giorni ho finalmente avuto modo di provare la distribuzione “ufficiosamente ufficiale” di KDE, creata sulla base di openSUSE 11.3, dunque ne ho approfittato per scattare oltre 80 immagini e appuntare le mie note su distribuzione e desktop.
Vi sentite pronti per sapere quanti “ancora” conterrà stavolta il verdetto finale? Mi sa che avrete una sorpresa.

Perché openSUSE

L’idea di provare KDE su openSUSE deriva principalmente da una mia personale curiosità rimasta insoddisfatta negli ultimi anni, infatti la prova più recente da me effettuata con questa distribuzione risale a quando aveva ancora il nome “SuSE“, non era “open” e non era nemmeno liberamente scaricabile o qualcosa del genere.
Oltre a questo, e forse anche più di questo, recensisco KDE su openSUSE perché ho sempre compilato KDE da sorgenti o ultimamente usato Kubuntu e questa cosa ha sempre attratto un certo numero di critiche da parte dei puristi di KDE, sostenitori del fatto che sia KDE distribuito da openSUSE l’ideale per giudicare il desktop. Ora, siccome faccio tanto lo spacchioso1 ma poi in realtà ascolto sempre attentamente le critiche, ho pensato di fare qualche passaggio in più e provare la versione storicamente indicata dagli utenti e da molti sviluppatori di KDE come quella di riferimento.
Sono andato anche oltre. Avrei potuto utilizzare la versione con brand “upstream” ossia con KDE liscio, ma ho preferito quella con brand openSUSE, principalmente perché più aggiornata, e poi perché in quanto a cura nel confezionamento penso possa essere una degna equivalente della Ubuntu con cui di solito uso GNOME. Non mi sbagliavo.

Fotorecensione di KDE SC 4.5.2

Ho provato la distribuzione su due macchine, il muletto di test pollycoke e Akira il Mac Minchia. In entrambi i casi il riconoscimento dell’hardware è stato impeccabile, e openSUSE ha anche correttamente riconosciuto in automatico la scheda audio un po’ problematica del Mac.
Le prestazioni, sono state di tutto rispetto sia sul modesto AMD Sempron con scheda video Nvidia FX 5500 (con e senza effetti desktop attivi) che sulll’Intel Core 2 Duo con scheda video Nvidia 9400M. Ho notato alcuni rallentamenti solo usando le componenti meno mature, come leggerete oltre.

Il desktop: Plasma e le attività


Brand e tutto, KDE di openSUSE non presenta comunque stravolgimenti rispetto alla versione “upstream” o a Kubuntu. La configurazione predefinita non prevede alcun cambiamento sostanziale ed è la solita attività Desktop con il da-me-schifatissimo Folder View che mostra il contenuto della cartella Desktop sul desktop. Ho subito cambiato in qualcosa più umano e felipesco:

L’attività Folder View (però potrebbero rinominarla qualcosa come “desktop classico” eh) che vedete qui sopra è ormai alla pari per funzionalità con un qualsiasi desktop tradizionale: ci sono le icone, ci sono le tipiche azioni che vi aspettereste di svolgere su un desktop e soprattutto non c’è la sensazione di essere in un ambiente alieno. Piace anche la reattività del rubberband (~selezione multipla) e un po’ di tutte le operazioni.
Volendo si può provare la nuova attività “Search & Launch“:

Oltre alla visualizzazione in tempo reale dei risultati, la cosa interessante della parte “Search” è che si possono configurare vari servizi di ricerca, tra cui il famigerato Nepomuk. Qui di seguito mostro entrambe le funzionalità:

Non sarà il massimo della sensatezza per un desktop tipico, ma in un contesto con schermo ridotto direi che sarà un’interfaccia decisamente razionale e ben congegnata, quando sarà pronta. Soffre infatti ancora un bel po’ di lentezza in alcune operazioni e non la consiglierei a chi ha istinti maneschi, per dire.
Torno dunque all’attività Folder View e vi mostro un po’ i dettagli di Plasma:



Niente di nuovo a prima vista. I comandi per personalizzare il pannello sono sempre gli stessi, possono non piacere alla follia, possono non essere l’ultimo ritrovato in classe, eleganza e immediatezza… ma funzionano. La gestione delle attività somiglia a quella dei plasmoidi, con la barra a scomparsa in fondo allo schermo. Il menu contestuale (click col pulsante destro) è un po’ sovraffollato2. Kickoff e l’orologio sono più o meno sempre gli stessi.
Due novità gradevoli in KDE 4.5 sono le icone monocolore nella System Tray3, anche se poi purtroppo non tutte le applicazioni hanno icone monocolore, ma soprattutto la scomparsa della fottutissima ZUI! Se non sapete cos’era la orribile finta-ZUI di Plasma controllate la precedente “Fotorecensione di KDE SC 4.4.2“… Questo cambiamento da solo, largamente anticipato e lungamente sperato da parte mia, rende KDE 4.5 una vittoria per le teorie darwiniste e tutto il team di sviluppo meritevole di una ola:

Ben fatto!
Sempre per la serie “quando le cose funzionano” ecco il plasmoide che si fa carico di notificare quando il sistema rivela nuovi dispositivi:

In questo caso si trattava di un pen drive, e cliccando sulla voce del nuovo dispositivo mi si offre la possibilità di vederne il contenuto nel file manager o nel visualizzatore di immagini. Semplice e funzionale.

Impostazioni e personalizzazioni

Niente di nuovo anche nelle preferenze di sistema. Devo dire che non mi sono addentrato più di tanto all’interno delle varie voci, ci ho cliccato distrattamente giusto per avere la conferma che continua ad essere il regno delle opzioni intrecciate e annidate e suddivise e raggruppate, il tutto nella più totale e assoluta arbitrarietà. Questo è un problema per alcuni, una risorsa e un incentivo alla personalizzazione per molti. Pace.

All’interno di System Settings trova da sempre posto anche YaST di openSUSE, anche se inspiegabilmente il centro di controllo YaST una volta lanciato si apre in una nuova finestrella sgraziata:

Una piccola nota per magnificare YaST, che è uno dei pannelli di controllo storicamente più potenti mai concepiti per una distribuzione. Ha davvero di tutto, mi ero quasi illuso di poterlo usare per configurare il mio fido Nokia 6630 come modem, cosa che non sono riuscito a fare4:

Tornando a System Settings, c’è senza dubbio da rendere merito agli sviluppatori per l’assurdo lavoro che richiede la manutenzione di una mole così impressionante di opzioni cavillose e gli utenti smanettoni sono sicuri di ritrovare lì dentro conforto per le lunghe serate d’inverno, ma dal punto di vista del fantomatico utente normale quel posto è un incubo.
Credo che questa sia la prima volta che non ho avuto la forza di addentrarmici e ho deciso di lasciare tutto così com’è, per due ragioni: la prima è che appunto non ne sarei uscito vivo, la seconda è che il team di openSUSE ha fatto un così bel lavoro che quasi non si avverte la necessità di andare a sfruculiare tra le budella di System Settings alla ricerca delle personalizzazioni più efferate e perverse.
Oppure boh, sto invecchiando :D Fatto sta che sono rimasto con i caratteri un po’ tristi predefiniti.

Qualche applicazione selezionata

Al solito, dopo aver visto un po’ che aria tira in Plasma e dopo essermi reputato abbastanza soddisfatto tranne che per quel pasticciaccio brutto (cit) delle impostazioni, mi sono messo un po’ a curiosare tra le principali applicazioni, pescando tra quelle proposte nella scheda preferiti di Kickoff (che in openSUSE non è vuota, ottimo).
Non è e non potrebbe mai essere una rassegna esaustiva della abbondante scelta di applicazioni distribuite con KDE, ma credo basti per avere un’idea di massima. Nella pagina successiva.

Browser Firefox

Sì lo so, non è un’applicazione di KDE, ma questa è anche una recensione di openSUSE. Dal momento che Firefox è il browser libero di riferimento, concordo con la scelta del team di openSUSE di metterlo in bella evidenza sia nel desktop (vedi schermate in apertura) sia tra i preferiti di Kickoff. Per cui avvio Firefox e stringo appena percettibilmente le chiappe sperando che non sia la rivincita della tristezza in salsa GTK+ senza tema:

Fiuuu il tema c’è ed è pure abbastanza simile ad Oxygen da passare inosservato per un utente poco accorto. Non male! Per festeggiare ho fatto una foto mentre commentavo alcune interessanti notizie in SocialBox:

Ma non pensiate che sia tutto liscio. Installare il plugin flash per visualizzare i video incorporati nella SocialBox è stata una pena assoluta. Qui non c’entra KDE, sia chiaro, ma siccome appunto sto approfittando dell’occasione per raccontarvi un po’ la mia esperienza d’uso con openSUSE, beh beccatevi questa piccola galleria degli orrori, gentilmente offerta da YaST2:

Beh piccola per modo di dire… adesso che ho finito di caricarla mi meraviglio della coscienziosità con cui ho fotografato ogni passaggio… Se non fosse immediatamente chiaro a tutti il significato delle singole immagini, riassumo.
Il dialogo di installazione di plugin di Firefox è sì integrato con YAST, fin qui tutto bene (cit) ma tutto il resto è follia! Cercando di installare il pacchetto per il plugin Flash ufficiale, mi è stato risposto che non avevo accettato la licenza, cosa impossibile da fare visto che non è stato possibile trovare un pulsante per accettare alcunché (e ho ripetuto da capo due volte, in un imbarazzo niubbesco).
Non venendone a capo, ho provato con Gnash, il plugin libero compatibile con Flash, ma in questo caso YaST2, dopo una lunga serie di schermate, avvertimenti di sicurezza e avvisi di acquisizione di certificati potenzialmente pericolosi5 ha cercato ripetutamente di convincermi che volevo aggiornare tutto e scaricare qualcosa come 600 MB di software, cosa che mi sono ostinato a rifiutare. Finalmente, dopo aver ripetuto per due volte anche questa procedura, dopo aver avuto l’ok da parte di YaST2, dopo aver riavviato Firefox… niente Flash.
Allora sono passato alla famosa modalità “chi-fa-da-se” e ho scaricato il pacchetto direttamente dal sito di Adobe. Sciogliendo accuratamente le varie bestemmie che mi si coagulavano sulla punta della lingua, la prima volta ho confuso YUM con YaST e ho scaricato il pacchetto sbagliato6, poi mi sono reso conto e ho preso l’RPM generico, dal momento che non è previsto un pacchetto per openSUSE.
Finalmente con questo ultimo passaggio YAST mi ha presentato la possibilità di deselezionare tutti gli aggiornamenti che voleva installare in automatico e dopo un altro errore assolutamente gratuito riguardante il pacchetto di Java – non ci facciamo mancare nulla – finalmente l’installazione è andata a buon fine.
Pausa YouPorn.

Browser Konqueror

Firefox è la scelta più sensata che si possa fare attualmente, anche se Chromium scalpita, ma è ovvio che il browser di riferimento per KDE resta pur sempre il glorioso Konqueror, l’applicazione che forse più di tutte per me rappresenta KDE. Partito come file manager + web browser + visualizzatore di documenti universale, a partire da KDE 4 è stato delegato alla sola funzione di web browser, lasciando la gestione dei documenti all’eccellente Dolphin. Anche se in realtà la schermata iniziale dimostra che il manutentori resistono e insistono nel confonderci con la sua natura ibrida e ambigua:

Non posso fare a meno di pensare che dopo anni di KDE 4 una cosa del genere non può essere semplicemente sfuggita alla vista dei manutentori, quindi immagino sia una scelta esplicita. Beh, dico che potrebbero accettare la realtà, gettare la spugna e presentare finalmente una pagina d’inizio utile per un browser …non i link alla home utente e al Cestino -.-

Detto questo, una volta dato in pasto un URL il browser si comporta appunto da browser, almeno fin dove può. Come sempre, pollycoke è correttamente visualizzato e questo è tutto quel che conta davvero :D

Purtroppo non è tutto rose e fiori. Tanto per fare un paio di esempi con siti molto famosi, il bug clamoroso che rendeva inservibile Facebook (cfr precedente “Fotorecensione di KDE SC 4.4.2“) è stato risolto, ma GMail continua a funzionare solo in modalità da straccioni, è ancora impossibile selezionare alcuni checkbox su Twitter e ovviamente in generale non darei mai in pasto siti “seri” a Konqueror (ad esempio l’account della banca o altro).

Ora vi racconto una parabola. A quel tempo Konqueror era il primo browser a moltiplicare le potenzialità allora ancora acerbe di KHTML. Poi venne Apple che prese KHTML e lo chiamò WebKit, e quegli ascese ai cieli dei motori di rendering HTML grazie alle opere di bene di chi lo aveva amorevolmente adottato e nutrito, tra cui Google e Nokia per citarne solo due strategici. E in molti videro che era cosa buona e giusta. Rendendo grazie anche al lavoro iniziale svolto dagli hacker di KDE, WebKit divenne uno dei motori di rendering a cui sempre più aziende volevano votarsi, celebrato nei principali desktop tradizionali (perfino da quei pagani di GNOME) e nella stragrande maggioranza dei sistemi operativi mobili (Android e iOS in testa)… Dovevo farmi prete -.-
Ad ogni modo, sembrerebbe naturale immaginare che Konqueror adesso si goda il frutto del lavoro pagato da questi colossi e usi WebKit… e invece no: usa ancora KHTML, che nel frattempo funziona benone, ma per quel che si richiede oggi ad un motore di rendering HTML moderno è destinato a rimanere mostruosamente indietro. Motivo ulteriore per apprezzare la scelta di openSUSE di suggerire Firefox come browser consigliato. Come dire: KDE non ha un browser.

Grazie al fatto che è possibile modificare al volo il motore di resa HTML (ma non in modo persistente), si può apprezzare la differenza di visualizzazione reale su pagine standard, che è minima come potete vedere qui sopra. Il punto è che con tutto il fermento che c’è in campo HTML, specialmente adesso che sia Adobe Flash (post di Giovanni) che Microsoft Silverlight (post di Marco Persinger) sembrano destinati a lasciare il posto ad HTML5 e WebGL e tutto il resto, restare impantanati con KHTML come scelta predefinita è sempre più una scelta controproducente.

Messaggistica multiprotocollo Kopete

Non molto da dire su Kopete. Potrebbe essere uno dei migliori client di messaggistica istantanea multi-protocollo esistenti, e probabilmente lo è, se ricevesse un po’ di attenzioni all’ergonomia sarebbe anche meglio.

In molti casi si tratta solo andare obbligatoriamente a scartabellare tra le opzioni, sistemare un po’ l’aspetto strano e selezionare funzionalità già esistenti ma misteriosamente non abilitate, come la banale “mostra il maledetto avatar dei contatti al posto della maledetta palla verde“. Magari i vostri contatti si scervellano per trovare un avatar interessante che attiri la vostra attenzione e invece Kopete distrugge tutto…  no no no :)

Il visualizzatore di immagini Gwenview

Gwenview è una delle applicazioni che più mi piacciono di KDE. Ha tutte le funzioni che servono per visualizzare velocemente le immagini (ma anche video) e all’occorrenza per apportare qualche piccola modifica.

È stato anche uno dei primi progetti a supportare Nepomuk ed è così possibile aggiungere alle nostre immagini note e valutazioni che poi saranno disponibili per l’uso in tutto il desktop. Qui sopra vedete un esempio di questa funzionalità all’opera.

Qui sopra sono mostrati altri aspetti interessanti. La prima immagine mostra la scheda “Operations” che contiene alcune semplici azioni che è possibile compiere per modificare le immagini: rotazione, ridimensionamento, ritaglio, ecc. Nelle altre tre si può notare che Gwenview è anche l’applicazione che si occupa di importare e visualizzare le foto delle vostre fotocamere.
Dico una cosa impossibile, ma mi piacerebbe se Gwenview prendesse il posto di Digikam, che ho trovato mostruosamente complicato (cfr “Digikam 0.10, cronaca di una recensione“).

Il file manager Dolphin

Rispetto a Kubuntu è qui che ho visto qualche accenno di personalizzazione in più. Non so fino a che punto sia dovuto al lavoro del team di openSUSE o se invece siano cambiamenti avvenuti upstream. In ogni caso parliamo di inezie e sempre e soltanto di funzionalità tolte dalla configurazione predefinita, e non aggiunte… Sembra un paradosso ma nel caso di KDE questo è un vantaggio!

Via il pannello di informazioni (ripristinabile), via la barra di ricerca (ripristinabile), via soprattutto la maledettissima voce “Floppy” quando il floppy non c’è, particolarità che sembra essere prerogativa esclusiva di Kubuntu. In realtà qualche minima personalizzazione estetica/ergonomica la si potrebbe fare, io ad esempio trovo molto utile e universalmente apprezzata l’anteprima delle icone, che mostra il contenuto delle cartelle o una piccola rappresentazione dei file.

Sempre funzionale la barra degli indirizzi che viene mostrata come pulsanti ma che con un semplice click può essere utilizzata per inserire o modificare URL.
Non manca qualche classica puttanata, come ad esempio il fatto che io clicchi sul mio hard-disk e Dolphin si rifiuti di mostrarmi i miei documenti, senza argomentare con qualcosa di umanamente comprensibile. Un giorno, quando saremo tutti biondissimi, avremo anche noi una finestrella di dialogo che ci chiede di inserire una password per accedere ai nostri dischi, e a quel punto faremo scintillare le nostre bionde chiome in un’altra ola.

Ad ogni modo Dolphin si conferma un ottimo gestore di file: comodo, solido e abbastanza razionale. Probabilmente però vorrete ripristinare la barra di ricerca per utilizzare le funzionalità di ricerca veloce gentilmente offerte da Nepomuk, come descritto nella pagina successiva e ultima…

Dolphin e Nepomuk: ricerca rapida

Una delle più anticipate e attese caratteristiche di KDE 4 è sempre stata la ricerca rapida disponibile a tutto il desktop, che poi è solo una parte delle possibilità previste da nepomuk-kde, il desktop semantico che ancora non si è visto e che ci siamo pure dimenticati cosa significhi. Beh poco male, ci accontentiamo della ricerca rapida, che finalmente da un paio di versioni è funzionante. Immaginate di scrivere un testo con KWrite, ad esempio:

E di salvare il file con un nome idiota, tipo “evvai” appunto, che dimenticherete già dopo 15 minuti. Beh vi basterà ricordare qualche parola contenuta in quel file e magicamente sarete in grado di ritrovarlo in pochi secondi, ad esempio grazie a Dolphin:

È ovviamente possibile fare anche ricerche di immagini, in base alle note che abbiamo aggiunto o anche alla valutazione che abbiamo espresso in stelline:

L’immagine così trovata è quella che avevo annotato e valutato nel paragrafo relativo a Gwenview, of course. Non so perché l’anteprima abbia quello strano aspetto, in altri casi funzionava. Piccola chicca: non è ancora esplicitamente abilitato ma si possono già effettuare ricerche nepomuk direttamente dal selettore dei file. Basta scrivere “nepomuksearch:<termine>” nella barra degli indirizzi, così:

Questo significa che già adesso tutte le applicazioni KDE hanno accesso trasparente a Nepomuk. Quanto vi piace?

Il gestore/riproduttore musicale Amarok

Amarok è un KDE superstar a tutti gli effetti, anche se pure lui non ha mancato di deludere grossa parte degli affezionatissimi nel passaggio a KDE 4 e ad una nuova interfaccia basata sul wowismo. Una volta lanciato, rileva che mancano le librerie per riprodurre MP3 e grazie all’integrazione con YaST2 si propone di installare i pacchetti necessari:

Peccato che YaST2 invece di abilitare le “sorgenti software” adatte al tipo di richiesta, vada a cercare il supporto agli mp3 nei repository in cui ovviamente non c’è, anche se in effetti avevo abilitato tutto l’abilitabile quando ho cercato di installare il plugin Flash… Vabbè, giuro che è colpa mia e sicuramente di solito funziona alla perfezione, e giuro altresì che in realtà non mi interessa davvero installare il supporto agli mp3. Decido di dare solo un occhiata all’aspetto di Amarok, che come al solito e come tutte le applicazioni KDE si presenta un po’ strano e rattrappito al primo avvio…

Una volta ridimensionata la finestra e aggiustate le colonne fin troppo flessibili7, possiamo ascoltare il Campione Musicale in Omaggio (è un .ogg) o tentare la via delle radio o di Jamendo o altri “negozi musicali” gratuiti integrati in Amarok:

Ovviamente non è Ubuntu Music Store o men che meno iTunes di Apple, ma ok: c’è comunque un mare di musica che non dovrete nemmeno pagare. Anzi sospetto che alcuni dei musicisti che trovate in questo modo è pure disposto a pagare voi per ascoltare la loro musica :D

Installazione di codec aggiuntivi

Beh no dai, essendo io felipe non pensavate davvero che mi sarei rassegnato… Visitando la pagina http://opensuse-community.org/Restricted_formats/11.3 ho scoperto che YaST2, integrato nelle varie applicazioni, ti permette sì di installare il software che ti interessa, ma bisogna prima aggiungere un repository esterno. Beh… ditelo :)
Per fortuna il repository esterno si installa con un semplice click, il problema semmai è far capire che non si vuole aggiornare tutto il mondo, e per questo bisogna deselezionare in blocco tutti i pacchetti che non si vuole aggiornare, e poi deselezionare uno per uno alcuni pacchetti che continuano ad insistere per essere installati, e poi cercare e trovare il modo di deselezionare il maledetto pacchetto di Java che insiste imperterrito. Il tutto con abbondanza di riavvii di YaST2.
Quando vi sembra di aver domato la bestia, cercate di installare un altro codec dall’interno di qualche applicazione multimediale e il tutto ricomincia daccapo, solo che vi si presenta direttamente l’ultima schermata, in cui non è possibile deselezionare i pacchetti. Bisogna allora annullare, tornare indietro e ri-deselezionare. Solo a quel punto potrete finalmente installare il vostro cazzo di pacchetto. Ecco la documentazione (senza le varie ripetizioni dei passaggi) dei tratti salienti della procedura:

Macchinosità a parte, quando funziona YaST2 lo fa alla perfezione! ;)

Alcune applicazioni multimediali

Una volta installati tutti i codec, le applicazioni multimediali acquistano la giusta dignità… Eccone alcune all’opera:


Amarok è il solito Amarok pieno di funzionalità e di risorse. Il lettore di video è lo scarnissimo Kaffeine, di cui va detto che non sono un grande fan. In un mondo ideale al suo posto ci sarebbe VLC, che è scritto in Qt e che è un po’ il Firefox dei lettori video8. K3B, nonostante tutta la trafila per l’installazione dei codec, non ha la possibilità di maneggiare mp3: ho di sicuro lasciato fuori colpevolmente qualche pacchetto ma all’avvio non mi chiede nulla.

Conclusioni

E veniamo al parere finale. Tutto sommato devo dire di essere piacevolmente sorpreso. È ovvio che non siamo di fronte alla perfezione e anzi ci sono forse più punti critici che a favore, ma andiamo con ordine.

openSUSE 11.3

La distribuzione è abbastanza curata sotto l’aspetto estetico ed ergonomico. Tutto è ben impacchettato per offrire un’esperienza d’uso piacevole dall’avvio allo spegnimento. Il tema grafico è coerente pur nella difficoltà intrinseca di far andare d’accordo i vari passaggi dal bootloader allo splash alla sessione grafica; perfino le applicazioni GTK+ sono amalgamate in KDE.
L’organizzazione dello spazio di lavoro non si discosta da quella che avete avuto modo di provare usando KDE “liscio” o su Kubuntu o altre distribuzioni, ma si nota un po’ più di impegno nella cura di dettagli come Kickoff già popolato di applicazioni preferite. Dettagli minimi che in fondo fanno la differenza per un utente che ad esempio non vuole o non sa scegliere il miglior browser da usare o non sa dove trovare l’equivalente di Word. Con qualche sforzo in più potrebbero definire un set di attività d’esempio per Plasma, al posto di quell’unica “unnamed”, e magari potrebbero fornire qualche file d’esempio per facilitare l’esplorazione delle applicazioni al nuovo utente.
La rilevazione dell’hardware nei miei esperimenti è stata eccellente e su questo punto non ho altro da aggiungere.
La gestione del software presenta qualche segno di immaturità che francamente non mi aspettavo. Installare un nuovo codec richiede all’utente di consultare la documentazione e aggiungere manualmente un repository, solo che questo particolare lo si viene a scoprire solo dopo aver invocato alcune divinità invano. La gestione dei pacchetti tramite YaST2 funziona benone ma è francamente complicata e si impara a capire come gestirlo solo sbagliando quella decina di volte. Superato questo scoglio fa il suo dovere come qualsiasi altra distribuzione maggiore. Il supporto da parte di distributori di software di terze parti non sarà forse paragonabile a quello per Ubuntu9 ma anche questo è un dettaglio e oltretutto non dipende certo dalla distribuzione. Alla fine non si discosta dalle aspettative di un sistema operativo solido e affidabile.
Manca ovviamente la grande spinta propulsiva che si avverte usando Ubuntu, mancano iniziative aggressive come Ubuntu One o il Music Store, non c’è alcun tentativo di creare qualcosa che la distingua dalle altre distribuzioni e mi rendo conto che per molti forse è un bene che sia così.
In definitiva direi che openSUSE è un buon modo per gustare un KDE curato ma non stravolto con personalizzazioni esasperate.

KDE 4.5.2

Se avete letto la mia recensione di KDE 4.4.2 ricorderete la decisione di smettere di indovinare quando KDE sarebbe stato “pronto”. Confermo in qualche modo quella conclusione e non proverò a spostare ulteriormente in avanti la fantomatica data in cui all’avvio del desktop tutto sia finalmente corrispondente alle mie aspettative.
I famosi “pilastri” sono ormai tutti in piedi e saldamente ancorati alle fondamenta, le Qt godono di una salute eccellente, Nepomuk è ormai quotidianamente utilizzabile anche se solo nella parte relativa alla ricerca rapida, le ultime migliorie e potature di Plasma hanno dato una bella spinta di razionalità, le grandi applicazioni rispondono ormai tutte all’appello… Insomma se proprio vogliamo, si può dire che KDE è finalmente nelle condizioni di essere presentato ad un qualsiasi utente e aspettarsi che ci si trovi degnamente, magari appoggiandosi a qualche applicazione non-KDE come Firefox o The GIMP, ma questo non è mai stato un problema.
Ancora non riesco a capire da dove derivi però la mia personalissima sensazione di precarietà e fragilità che avverto usando KDE, sia il desktop che le applicazioni. Probabilmente è l’estrema flessibilità e modularità con cui il tutto è tenuto su, ma sento come la mancanza di un collante che possa amalgamare e consolidare. Non parlerò più di “direttore d’orchestra” perché questa parola viene automaticamente tradotta in “dittatore fasciocattocomunista”, ma magari delle linee guida semplificate che diano una direzione… quello sì. Qualcosa di molto, molto banale e terra-terra come:

Vabbè, l’ultima non è poi così banale ;)
Il fatto che la mia attenzione si sia spostata dall’infame Cashew e dalla ZUI a questioni più legate alla visione d’insieme è un indizio che in realtà le cose stiano finalmente andando nel verso che noi tutti ci auguravamo. Insomma, speculazioni a parte, non so quante fermate manchino, ma finalmente il binario è quello giusto.
Volevo aggiungere che sono una personcina per bene e aiuto le vecchine ad attraversare.

Note all'articolo

  1. Sicilianismo = il gradasso []
  2. Magari togliere un po’ di icone come hanno fatto in GNOME non farebbe male []
  3. O area di notifica, o vassoio di sistema, o bunga bunga… come preferite. []
  4. Non mi fa andare oltre la schermata in cui inserire il numero di telefono, visto che su altri OS non inserisco alcun numero non saprei a quale call center andare a chiedere, e nemmeno mi interessa []
  5. Ma accidenti, sono repository proposti dal team di openSUSE, che mi avvertite a fare?! []
  6. Che poi in realtà si tratta sempre dello stesso binario precompilato alla fine, evviva la frammetarietà inutile []
  7. Ma accidenti! Che cosa costa fare l’equivalente di un design semi-liquido (in stile pollycoke, per dire) e mettere dei limiti a quanto una colonna può essere espansa o contratta? Non lo capirò mai []
  8. Va benissimo anche come lettore audio, ma non mi permetterei di suggerirlo al posto di Amarok []
  9. Vedi la mancanza di un pacchetto RPM di Flash specifico per openSUSE []
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