pollycoke :)

Distrowatch… yatalkin’about?

Per anni Linux è rimasto in un angolo della mia mente: sapevo che era lì, ma solo a un livello semi-cosciente. Tornare a usarlo giornalmente come sto facendo da una settimana pone tutta una serie di micro-sfide, a partire da quale linux scegliere.

Una volta deciso che volevo esorcizzare il mio HP, mi è venuto naturale installarci Ubuntu, che reputo un po’ lo standard. Mentre finivo l’installazione ho però pensato di dare un’occhiata in giro per vedere se magari in mia assenza c’erano state rivoluzioni…

L’occhiata è andata un po’ male e ha ispirato il post sconsolato “le cose sono due“: dopo aver fatto alcune ricerche, ho preso atto che almeno secondo Google sembra semplicemente esserci un calo dell’interesse nei confronti di Linux in generale. Ma davvero nessuno ci si fila più?

Ho parzialmente recuperato ottimismo nel conforto della situazione a livello di Enterprise OSS e dell’attenzione mostrata da software house come Microsoft nei nostri confronti, con ad esempio il rilascio di Teams per Linux. Insomma, senza neache approcciare il discorso Android, che usa tu-sai-quale-kernel-con-tu-sai-quali-distinguo, direi che Linux è vivo e vegeto.

Alternative a Ubuntu

Seconda parte della ricerca: se ricomincio a usare Linux, voglio essere sicuro di partire dalla migliore opzione per me attualmente disponibile, una distro che sia degna alternativa di Ubuntu con cui mi trovo a mio agio, o possibilmente migliore. Ossia:

Un paio di giri su vari siti conosciuti e altri con nomi mai sentiti, raggiunti con chiavi di ricerca tipo “best linux distro 2020” o cose del genere, e identifico due macro-tendenze: una di conferma e una di smentita a quel che mi aspettavo.

La conferma è che stando alle risorse più felipesche, ossia di gente che sembra elaborare informazioni (ecco, alcuni, esempi), nomi come Ubuntu e Fedora continuano a essere le distribuzioni di riferimento. Sono supportate rispettivamente da grossi nomi come Canonical e Red Hat (ora IBM), spesso coinvolte in collaborazioni con grossi produttori di hardware e software e allo stesso tempo fanno parte integrante della comunità in varia misura. In poche parole continuano entrambe1 a soddisfare i miei requisiti e sono rilevanti.

La smentita invece proviene da una moltitudine di siti che si limitano a riportare la classifica di Distrowatch con una sterile sfilza di derivate-delle-derivate e a elaborare astruse motivazioni per giustificare ad esempio il fatto che la distribuzione più popolare del momento è una certa MX Linux. Il risultato in alcuni casi è davvero comico perché si leggono fregnacce tipo che MX Linux convince grazie all’eleganza della sua interfaccia

MX Linux is set up with all that a beginner user would need while keeping the UI very simple, clean, and lightweight.

MX Linux è configurata con tutto ciò di cui un neofita ha bisogno, pur mantenendo l’interfaccia molto semplice, pulita e leggera. (Td felipe)

nah, non meritano una citazione

Mi rifiuto di includere una schermata di MX Linux perché offende il mio senso estetico. L’intera faccenda mi ricorda in qualche modo un altro progetto minore che eoni fa, quando sembrava andare per la maggiore, liquidai in maniera forse un po’ brusca: PCLinuxOS. Certo che in quanto a nomi…

Scorrendo nella lista fotocopiata tra tali siti2, troviamo poi Manjaro, che è una Arch Linux resa facile per gli utenti alle prime armi, Mint che è una Ubuntu con interfaccia che ricrea vecchie versioni di GNOME per i nostalgici, ecc. Paradossalmente a questo punto mi sarei aspettato Elementary OS più in alto nella lista, dal momento che il team ha una visione quanto meno coerente, l’ambizione di crearsi una nicchia come piattaforma software e perfino un iniziale supporto hardware da parte di un paio di rivenditori.

Distrowatch3 ci ha sempre offerto spunti per discussioni semiserie o perfino sboccata comicità qui su pollycoke (cfr “La Top Ten di distrowatch “su strada” secondo felipe“). Se però la si inizia a prendere come riferimento per stilarci classifiche di popolarità… forse vale la pena ricordare che il meccanismo di ranking (come spiegato da loro stessi) non fa altro che misurare quanti click riceve la pagina di Distrowatch dedicata alla relativa distribuzione.

Conclusioni

Non credo che si debba dare troppa importanza a una “classifica” interna a un sito che si limita a ordinare le pagine del sito in base a quelle più cliccate. A parte che sarebbe fin troppo facile barare, come tempo fa fu detto a proposito di Fedora (cfr “Fedora usa un trucchetto per aumentare il rank di Distrowatch? :-D“), si rischia inoltre di innescare un circolo vizioso per cui la falsa percezione di popolarità di una distro si riflette in un aumento reale delle installazioni e viceversa.

Per carità, nulla contro progetti minori, ben venga una rotazione di primi della lista, specie se ciò aiuta nuovi utenti a usare software libero. Il risultato finale come sempre è che ognuno sceglie quel cavolo che vuole installare, tanto siamo tutti cugini degli stessi casini (cit pop).

D’altra parte se preso con le pinze, quel sito resta comunque una risorsa interessante, ad esempio per seguire le novità delle varie distro in un unica pagina. Dalla lista si possono anche estrarre informazioni interessanti, tipo notare che la gran parte delle distribuzioni è comunque basata su Ubuntu e alcune anche direttamente su Debian; oppure ogni tanto capita di scovare qualcosa di leggermente diverso, tipo Solus o Android-x86.

Attenzione, cliccando su quei link ne potreste falsare la posizione in classifica

Note

[1] Ehi ma dunque questo significa… che… devo riprovare Fedora?!
[2] Mi preme aggiungere che erano *tutti* siti internazionali, non ho fatto ricerche in italiano.
[3] Il cui foglio di stile è attualmente allo studio da parte di autorevoli paleontologi

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