pollycoke :)

420 cose da fare appena installata Ubuntu 20.04

Volevo documentare le 420 cose da fare per felipizzare la mia nuova Ubuntu 20.04 appena installata… Invece ho perso il segno e sono finito per mettere in discussione tutto.

L’idea era di appuntare un paio di accorgimenti, poi è diventata una lista di istruzioni, poi una lista di liste, infine un casino assoluto. Intrecci di estensioni, temi e modifiche al power management per migliorare la resa della batteria. Desktop-is-home-dir, applicazioni imperdibili, package manager imperdibili, una valanga di soluzioni a problemi che fino a pochi giorni fa non sapevo di avere.

Non so come vi regoliate voi con questa cosa del libero arbitrio. Di solito quando mi viene un’idea è piuttosto generica. Man mano inizia a arricchirsi di dettagli sempre più precisi, fino a prendere una forma definita solo dall’impossibilità stessa di essere raggiunta.

Non è un ragionamento filosofico. Parlo anche di cose tipo comprare un paio di calzini confortevoli ma senza fibre artificiali. Del fatto che la Guzzi produrrebbe la mia moto ideale se la V7 avesse un motore più capace. Che potrei vivere in una spiaggia vicino alla Barriera Corallina ma poi le zanzare rovinerebbero tutto. Che il passaggio a GNOME Shell di Ubuntu sarebbe stata la cosa giusta se solo GNOME avesse continuato a mordere quella cazzo di mela.

Il peccato original…ità

Dal mio punto di osservazione privilegiato di vecchio-nuovo utente che si approccia alla comunità dopo dieci anni di pausa, vedo che una grossa fetta di utenza è ancora nel mezzo di una diaspora da GNOME Shell.

Che versione di GNOME era?

Un pomeriggio qualsiasi di oltre una decade fa quando scattai questa schermata del mio desktop tutto andava in maniera prevedibile. Non immaginavo che l’avrei pubblicata così tanti anni dopo.

All’epoca GNOME rilasciava nuove regolari versioni che apportavano migliorie incrementali. Gli utenti aumentavano, pollycoke era il blog più popolare su wordpress.com e pubblicava guide tipo “mettiamola a dieta” e “font da leccare“.

Avevamo un desktop funzionale con tanto di icone1, un menu delle applicazioni, un rassicurante desktop con pannellone sopra e sotto. Un’estetica generale anch’essa rassicurante, che prendeva spunto da quel che si faceva a Cupertino. Eravamo tutti stabili, sicuri e felici come si può essere solo attraverso il filtro della nostalgia.

La Diaspora da GNOME

Ok avevamo anche Compiz che in seguito è stato ritirato dal mercato perché causava dipendenza, ma comunque eravamo felici e ottimisti. Ci siamo accollati perfino la Global Financial Crisis, per dire.

Qualcuno ricorda il famigerato progetto 10×10, far raggiungere il 10% della fetta di mercato a GNOME entro il 2010? Fu postulato nel 2005 e credo che contribuì a supportare l’idea di dover rompere gli schemi. Bisognava creare qualcosa di differente che ponesse il desktop Linux in una categoria tutta sua invece del perenne accostamento ad Apple.

Una delle mie ultime schermate di Unity

Poi invee è successo GNOME 3. Un desktop realizzato in rottura col passato e con scelte di design davvero avveniristiche coraggiose interessanti curiose che causarono opinioni, polemiche, divisioni, cavallette, ecc.

Il design della Shell – se vogliamo dirla con un eufemismo – non ha incontrato il favore unanime della comunità. Che abbia scontentato parecchi lo dimostra la lista di progetti nati o in qualche modo influenzati dalle scelte di design della Shell. Mate e Cinnamon principalmente, ma in qualche misura ci infilo anche XFCE (pre-esistente a quella discussione), Budgie e Pantheon.

Unity no more

Naturalmente però penso soprattutto a Unity. Uno dei desktop più funzionali e controversi mai sviluppati per Linux, io l’adoravo. Abbandonato nel 2017 da Canonical alla benevolenza della comunità, sopravvive (?) sotto forma di tre discendenti:

Che fare di fronte a questa abbondanza di opzioni? Quel che ho fatto io nella parabola della mia settimana di ritorno al futuro è stato un cerchio completo. La conclusione a cui mi ha portato è molto zen: godersela.

In fondo la moltiplicazione di sforzi è sempre stata la più sconcertante caratteristica del software libero.

Terra promessa?

Le differenze tra la GNOME Shell liscia e quella impacchettata da Ubuntu sono limitate e piuttosto superficiali.

E continua…

Ravanando tra le estensioni pre-installate se ne trovano due a marchio Ubuntu. Una rende il pannello visibile e esteso in altezza senza però avere tutte le funzionalità che aveva in Unity. Una seconda abilita le AppIndicators. Una terza differenza è che le icone sul desktop sono abilitate in Ubuntu, anche se sono poco funzionali e preferisco disabilitarle. Non c’è una global menu ma poco male: i menu stanno gradualmente scomparendo dalle applicazioni.

Scendiamo a un livello più basso: il fatto che Ubuntu abbia abbandonato Unity per abbracciare la Shell. Forse questo comporterà il vantaggio di semplificare un po’ il panorama, chissà. Di sicuro aumenterà il contributo allo sviluppo a monte. Magari, facendo due conti in tasca a Canonical, risparmiando qualche spicciolo e migliorando l’immagine pubblica di Ubuntu. Ci sono ad esempio stati numerosi contributi per ottimizzare le prestazioni.

La parità di funzionalità forse arriverà, forse no o sarà raggiunta con soluzioni differenti, ma ci andrà bene ugualmente. Insomma forse quello di cui abbiamo tutti bisogno non è una Terra Promessa ma un Nirvana, pensateci.

Liberi tutti

Vi sarete resi conto che questa non era davvero una lista di cose da fare. Diciamo che era una prefazione: farò davvero un elenco di estensioni, temi, applicazioni, modifiche. Soluzioni a tanti problemi in larga parte da me stesso inventati. Potrei poi spazzare tutto via come fosse un mandala o qualcosa del genere :D

Nel frattempo conservo altre schermate, chissà cosa ne penseremo tra dieci anni!

Note

[1] Intendo dire, un desktop che supportava davvero l’utilizzo di icone: trascinamento, posizionamento, ecc
[2] Che al momento consiste essenzialmente di un grande: s/ubuntu/lumiro/g che magicamente elimina tutte le controversie (sul serio, tanto basta per permetterne l’adozione in Debian)

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