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Recensione della ROM Android MIUI 1.5.6

Update: aggiunte le schermate di Contatti, SMS e Telefono
Se avete un device Android e leggete pollycoke o i tanti siti che trattano di Android con quel meraviglioso linguaggio meticcio italiano/nerdese, siete sicuramente stati tentati di flashare una nuova ROM al posto della stock. Io mi sono spinto ben oltre la tentazione, avendo provato praticamente tutte le ROM cucinate dalla comunità.
In “Android visto da un pinguino curioso” e “Usare Android come una qualsiasi distribuzione Linux” ho già accennato che le principali ROM attualmente disponibili per il mio Nexus One sono: CyanogenMod, MoDaCo e MIUI, tratteggiandone brevemente le caratteristiche. Delle tre, quella che attualmente attira maggiormente la mia attenzione, per le interessanti funzionalità che offre è MIUI. Sfortunatamente però ho anche scoperto che è l’unica delle tre a non essere open source.

Ci vediamo venerdì alla GirlGeekDinner Roma #7

Per quanti non lo sapessero ancora, Girl Geek Dinners Roma è l’edizione romana di girlgeekdinners, un’associazione con sedi in vari paesi che si prefigge l’obiettivo di promuovere l’incontro e i contatti tra donne che lavorano nell’hi-tech o che ne sono semplici appassionate.
Quello che avrà luogo venerdì 18 febbraio è il settimo evento ad essere organizzato dalle geek romane ed è interessante principalmente per due motivi. Il primo, personale, è che avendo deciso da poco di svelarmi, questa sarà la prima occasione per incontrare finalmente tante persone finora fatte di soli bit; il secondo, più importante per tutti noi, è che il tema principale di questo settimo evento sarà il software libero, e vedrà la presentazione di Ubuntu Women It da parte della nostra Flavia Weisghizzi preferita.
Ovviamente, essendo questo un evento tutto al femminile, la mia partecipazione sarà limitata ad un “dietro le quinte”: sarò lì per godermi la serata, le presentazioni e la splendida compagnia. So che alcuni di voi ci saranno, localizziamoci ;)

Vendola Puglia a Microsoft

Non è solo un bieco gioco di parole. I riferimenti sono nelle interessanti discussioni scaturire dai post di Marco, Amon Paike, Tungsteno, c4rd0, Frafra e anche altri in SocialBox.
Nichi Vendola non è certo uno sprovveduto e se ha pensato di siglare un accordo con Microsoft significa che ha già ponderato tutti i pro, i contro e tutto quel che sposterebbe Microsoft in Puglia, in termini di soldi e dunque in termini di consenso. Poco male se pochi esaltatati estremisti protestano…
Quando leggo in politichese infarcito di parole chiave che la regione Puglia sostiene il software libero ma non dice no ai grandi competitori, e che la scelta di siglare l’accordo con Microsoft deriva dalla volontà di rendere la Puglia e il Sud un polo d’eccellenza mi scappa una risata amarissima come la birra che sto sorseggiando, e allora voglio proprio brindare a Nichi e alla sua personalissima Italia migliore.
È proprio il gioco ad essere bieco.

Chiacchierata con Luca Ferroni su LinuxDay e Dossier Scuola

Dossier ScuolaIl tanto atteso LinuxDay 2010 è alle porte! Questo fine settimana ogni LUG, FSUG o altra organizzazione affine proporrà conferenze, dibattiti e incontri nelle principali città d’Italia.
Con rammarico – non avendo ancora preso la decisione di buttare giù la maschera – ho declinato ogni invito a partecipare in qualità di relatore ma questo non significa che non supporti la causa, ovviamente!
Come immaginerete infatti, sono sempre disponibile a fare quanto mi è possibile per dare spazio alle iniziative promosse dagli “attivisti” che si muovono ogni giorno – spesso contro tutto e tutti – per portare la gente e le istituzioni a conoscere il software libero in Italia. A questo proposito ho intervistato Luca Ferroni, coordinatore del progetto Dossier Scuola, fondatore di PDP FSUG, membro di FLOSS Marche e Italian Linux Society, da poco consigliere di Assoli, coordinatore di una marea di progetti interessanti e uomo più indaffarato della Terra™. Ne è venuta fuori una chiacchierata da non perdere.

Migrazione a Linux fallita per il cantone svizzero. Perché?

Il cantone svizzero di Soletta, in tedesco Solothurn, si è arreso all’evidenza dei fatti e pare abbia decretato l’abbandono della sua migrazione a Linux, iniziata addirittura nel 2001, che procedeva tra mille avversità e difficoltà di vario genere.
Dieci anni e numerosi problemi dopo, si viene a sapere che tra le cause del fallimento annunciato ci sarebbero non solo problemi interni allo staff e forse in generale di comunicazione, ma anche l’immaturità del software scelto per la migrazione.
Sul primo problema saremmo tentati di sorvolare con l’agilità del menefreghista, anche se in realtà sarebbe auspicabile che simili tentativi fossero portati avanti da gruppi ben strutturati e coesi, non fosse altro che per evitare di danneggiare l’immagine non già esattamente chiara di future migrazioni. Il secondo problema, quello dell’immaturità del software open source… beh quello brucia. A leggere bene però, sono forse state le scelte e i tempi il vero scoglio.

ownCloud è al primo rilascio

Scrive Gerlos in SocialBox: “Felipe, ma ti sei perso il recente progetto di Frank Karlitschek (quello di opendesktop.org), di realizzare un servizio Cloud totalmente (server side e client side) libero?
“Di ownCloud si parlato a gennaio al Camp KDE, la notizia era rimbalzata su dot KDE e l’ambizioso progetto era partito, a seguito di questo annuncio . Le ambizioni erano grandi: creare un servizio analogo a Dropbox o Ubuntu One, agnostico nei confronti dell’ambiente grafico (c’è stata qualche reazione anche dal mondo Gnome), accessibile anche da Windows e Mac Os X, con alcune feature specifiche, e, perché no, integrato con socialdesktop.org. Oggi dopo appena 5 mesi è stata rilasciata la prima versione e si pensa che la parte client per KDE possa essere pronta per la prossima release di KDE.”
Beh accidenti sì, me lo ero perso: a gennaio ero “in tutt’altre faccende affaccendato” (cit) ma mi sembra un progetto davvero meritevole, interessante anche per riscattare la cattiva nomina che ormai ha tutto ciò che è cloud (cfr “Mickos: il Cloud Computing non ucciderà l’Open Source“). Credo che lo seguirò!

Mickos: il Cloud Computing non ucciderà l'Open Source

NetworkWorld riporta alcuni pensieri di Marten Mickos, ex-CEO del famoso database open source MySQL, a proposito di cloud computing e del suo problematico rapporto con l’open source.
L’argomento potrebbe suscitare un “Ma chi se ne frega. Non vedo nuvole. Andiamo al mare.“, visto che non sempre siamo attenti alle implicazioni insite nel demandare sempre più dati alla invadente nuvoletta che ci sovrasta inesorabile. La questione però è spinosa perché noi tutti lasciamo “in giro” con crescente fiducia (spesso molto mal riposta) la gestione dei nostri dati più o meno sensibili e ad esempio ci avvantaggiamo con disinvoltura della comodità delle Google Apps. Ciò nonostante la scomunica di Richard “ego te scomunico” Stallman, che punta il dito sul fatto che molto di quel che usiamo nel cloud sia codice chiuso.
Marten (ti posso chiamare così?) ribalta tutto ciò e dice che il cloud computing potrebbe essere una risorsa per l’open source con un semplicistico “basta che l’open source entri nel cloud computing”. Ah beh, chi l’avrebbe detto che bastava così poco… Ad ogni modo, ho paura a chiedermi quanti di voi seguano le indicazioni di Stallman sulla questione. Immagino ben pochi!

Anche in auto e nelle oasi naturalistiche… linux :)

Tom Tom OneMi piace perdermi. Fosse per me, ogni viaggio dovrebbe essere fatto solo di continue variazioni di rotta dettate dalla curiosità del momento. Probabilmente è questo il motivo per cui non ho alcuna memoria visiva e un pessimo senso dell’orientamento (ho in mente anche un altro paio di motivi, ma lasciamo stare).
Tutto molto bello, romantico e felipesco, ma il problema è che non sempre si sta in viaggio e spesso mi trovo in imbarazzo ad inventare scuse perché “non conoscevo questa strada”. Come quella volta a Favignana.

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